Il Tirreno

Prato

«Se ci fosse lavoro per tutti la convivenza sarebbe più facile»

di Maria Lardara
«Se ci fosse lavoro per tutti la convivenza sarebbe più facile»

La donna albanese ha esperienze come colf e come stiratrice. Appassionata di sport pratica il footing «Ho sempre avuto buoni rapporti con i miei datori di lavoro: l’accoglienza è stata ottima»

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PRATO. Le sue mani sono curatissime. Sono mani di fatica e di lavoro, mani che non si sono mai fermate e che fanno brillare da oltre dieci anni le case dei pratesi. Chissà, forse se Enkelejda Canaj, per gli amici Keyla, vivesse ancora a Tirana farebbe ancora la maestra di scuola elementare. Sognava così, questa giovane donna di 38 anni che ne aveva tutti i titoli per farlo.

Mamma, moglie e... instancabile lavoratrice. Oggi, come collaboratrice domestica presso una famiglia pratese che dal 2001 le rinnova la propria fiducia e la tiene con una regolare assunzione part-time. Prima, come operaia presso una stireria locale. Ma c’è anche una breve parentesi pistoiese nel passato di Enkelejda prima del suo approdo a Prato nel 1998. Breve, ma quanto basta per far scoccare in lei la scintilla dell’arte: appena poco più che ventenne, Enkelejda mise piede nella residenza del noto collezionista pratese Giuliano Gori, annusando così il profumo della cultura nella fattoria di Celle. «Persone meravigliose: all’epoca cercavano un'accompagnatrice per una persona anziana della famiglia». E furono i Gori a proporre alla coppia albanese il trasferimento a Prato: Enkelejda aveva già preso marito in Albania e si trovava in dolce attesa della sua prima bimba. Era il 1998, ma la giovane donna viveva già in Italia dal 1995. E pensare che il suo doveva essere solo un viaggio di piacere a Firenze dove la ragazza, appena fresca di matrimonio, si era recata per fare visita ad alcuni parenti. Fine degli spostamenti.

Enkelejda e coniuge scelsero la zona di Prato Est per mettere radici e allargare la famiglia in un nuovo appartamento. Le loro due figlie di 14 e 7 anni, l’una nata a Pistoia e l’altra a Prato, frequentano oggi la scuola pratese: la maggiore, appassionata di lingue straniere, si è già iscritta al primo anno di superiori al Gramsci-Keynes. Per amor della prima bimba piccola da tirare su, Enkelejda rinunciò nel 2001 al lavoro in stireria che mal si conciliava con le esigenze di madre. Così si licenziò per poi rimettersi in gioco con una nuova occupazione, quella di colf. Buono l’inquadramento: part-time, quattro ore tutte le mattine dal lunedì al venerdì, presso una famiglia pratese. Con cui Enkelejda va d’amore e d’accordo da undici anni: è lei a sbrigare le faccende domestiche e a tenere in ordine l’abitazione mentre la coppia di professionisti (lei commercialista, lui avvocato) è fuori per lavoro. «Credo di essere stata fortunata. I miei datori di lavoro sono persone straordinarie. Quando ho chiesto flessibilità e un ritocco della paga oraria, non hanno battuto ciglio. Ma non è questo l’unico motivo per cui mi sento di parlare bene dei pratesi. Con me e la mia famiglia sono stati molto ospitali e accoglienti. Ho conosciuto persone sempre disposte ad aiutarmi quando ne avevo bisogno. Trovo che questa città sia molto maturata e cresciuta rispetto al 1998, quando sono arrivata».

Per Keyla, diventata cittadina italiana da qualche anno, le relazioni interpersonali, anche fuori dalla comunità di riferimento, sono preziose. L’affascinante mamma con il ricordo del mare di Saranda (costa albanese di fronte a Corfù) ancora vivo negli occhi, immagina il suo futuro a Prato. «Non potrebbe essere altrimenti, le mie figlie frequentano qui la scuola. Qui mi sento a casa. A Tirana, dove vivevo, si stava bene anche se quando lasciai il mio paese il clima politico era molto delicato. Ora il momento economico è difficile per tutti. Mio marito lavora nell’edilizia, abbiamo un affitto e le bollette da pagare, ma con due stipendi riusciamo ad andare avanti. Purtroppo ho amici albanesi che hanno venduto la casa per la quale avevano acceso un mutuo, per poi tornare in affitto e chiudere così tutti i conti con le banche. Questa crisi è davvero brutta. Anche i problemi di convivenza tra etnie diverse che si registrano a Prato, secondo me, si risolverebbero più facilmente se ci fosse lavoro per tutti». E Keyla è una indefessa lavoratrice che ogni tanto si concede qualche raro momento di svago cercando di vivere la città a 360 gradi. Lo sport, ad esempio, è uno dei suoi passatempi preferiti. Capita spesso di vederla esercitarsi in una corsetta lungo il Bisenzio all’altezza di viale Montegrappa. «Con mio marito andiamo a fare footing solo di domenica quando non abbiamo impegni», racconta Keyla che ha anche il pallino del calcio e fa il tifo per la Roma, la sua squadra del cuore.

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