Il gruppo Pd boccia il bilancio Cenni «Pochi investimenti»
Carlesi: «Potevano aumentare l’Imu sulle seconde case e avere 8 milioni in più per dare respiro all’economia»
PRATO. Aumentare l'aliquota Imu di un decimale sulle seconde case, portandola allo 0,86%, per strutturare un bilancio solido.
È la proposta chiave del Partito democratico, che respinge l'impostazione della manovra di finanza comunale per il 2012 varata dall'amministrazione Cenni.
«Con un ritocco in questa misura rispetto all'aliquota standard fissata dal governo - spiega Massimo Carlesi, capogruppo del Pd in Comune - la giunta avrebbe potuto aumentare l'incasso di 8 milioni di euro».
Per i democratici quei soldi potevano essere destinati in parte per alleviare le difficoltà dei proprietari delle prime case, ma soprattutto potevano finire in investimenti infrastrutturali per dare un contributo significativo alla ripresa economica di Prato. Lo strumento ipotizzato, del resto, è da tempo sul tavolo della politica locale per iniziativa dello stesso Carlesi: ricorrere a mini-appalti sotto i 100 mila euro per avviare opere di manutenzione straordinaria di scuole, strade, piste ciclabili, dall'ammontare complessivo di alcuni milioni, affidando i lavori pubblici ad imprese del territorio.
A dispetto della piattaforma del Pd, la giunta comunale ha preferito mantenere inalterate le aliquote Imu puntando - è l'accusa di Carlesi - poco o nulla sugli investimenti. Sulla base dei numeri il bilancio parlerebbe sì di 26,5 milioni registrati fra la spesa in conto capitale nell'anno in corso, ma 12 milioni di euro provengono da mutui, 7,6 dalle alienazioni e 2 milioni per gli oneri di urbanizzazione. Cifre troppo elevate e fonti troppo aleatorie ad avviso del Pd, che considera certi solo i 5 milioni ricavabili dai proventi cimiteriali, dalla vendita del 2% della azioni in Consiag e dall'avanzo d'amministrazione del 2011. Alla aleatorietà si aggiungono alcune aggravanti. L'utilizzo di parte degli oneri d'urbanizzazione per coprire la spesa corrente, definito dal capogruppo del Pd "tipico dei bilanci in default". Enrico Giardi considera anche i tempi tecnici d'approvazione: «Votarlo a luglio e renderlo operativo da settembre vuol dire farne un bilancio non attinente al 2012. Occorreva discutere con la città un piano di investimenti, che facesse da moltiplicatore per crescita e occupazione. Con un Pil in forte calo è indispensabile la mano pubblica».
Il capitolo investimenti, inoltre, è sprovvisto di una voce sul viadotto al Soccordo: «Forse ci stanno ripensando», scherza, ma non troppo, il consigliere. Non è soltanto un problema di diversità di vedute fra Pd e governo cittadino di centrodestra, ma di effettiva credibilità delle poste iscritte a bilancio. Tanto che i revisori dei conti esprimendo il loro parere favorevole hanno scritto nero su bianco le loro perplessità. Con toni inconsueti. Lo spiega bene Carlesi: «È la prima volta a Prato che i revisori contabili rilevano difficoltà nel vedere realizzate molte previsioni formulate da un bilancio comunale».
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