Il Tirreno

Prato

In fila da Stefan per restituire la tessera

di Maria Lardara
In fila da Stefan per restituire la tessera

Clienti impauriti per la crisi che sta vivendo la catena temevano di dover concorrere al pagamento dei debiti

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PRATO. Dicono di aver ricevuto una telefonata da amici, parenti, commercialisti, avvocati e chi più ne ha più metta. Avvisati, messi in guardia. Ma da cosa? Potenza del passaparola, dosata in questo caso con un pizzico di prudenza. Scene da panico collettivo. Erano tutti diretti al “Cash & Carry” di Stefan, ieri mattina in via delle Fonti. In centinaia, insospettiti dalla sequenza degli ultimi eventi: prima la protesta delle commesse senza stipendio e in sciopero (lunedì scorso), poi la voce di una ristrutturazione aziendale e che la catena dei magazzini low cost amministrati da Giuseppe Videtta (35 in Toscana e fuori regione, con “base” a Prato) sarà presto messa in vendita per la crisi. Tutti ad affollare ieri mattina i cancelli del “Cash & Carry” di via delle Fonti. Niente shopping, però. Il proposito della mattinata era solo uno: chiedere il recesso della tessera socio che consente di fare acquisti nel supermercato all’ ingrosso, anche senza partita Iva. L’escamotage, sanzionato negli anni passati con multe inflitte a Stefan “Cash & Carry” dal Comune (l’ultima da 500mila euro poco più di un anno fa), era quello di chiedere ai clienti di diventare soci tesserandosi alla cooperativa di consumo Nuova Lira con soli 1 euro di spesa per la tessera. In questo modo, anche senza partita Iva, tutti potevano fare acquisti. Ma adesso le ultime voci messe in giro (smentite dall'azienda) di una ristrutturazione aziendale, o peggio ancora di un fallimento, spingono tanti soci pratesi a chiudere ogni rapporto con il "Cash & Carry" (oltre a Prato, ce n'è un altro a Scarperia, due a Firenze, Montecatini e Lucca). «Allo sportello all’ingresso mi hanno consegnato due fogli da compilare, uno con la richiesta di recesso e un altro per la liberatoria. Per sicurezza spedirò tutto con raccomandata. Stamattina ero nell’orto quando un’amica mi ha telefonato, invitandomi a fare in fretta a sciogliere ogni legame con Stefan. Il timore è che, in caso di fallimento, ci si debba rimettere noi visto che siamo soci. Ho la tessera da quando il negozio ha aperto». Il vantaggio che questa dava era la possibilità di acquistare articoli con il 10% di sconto. Il personale di Stefan all’ingresso (c’era lo stesso Videtta, il titolare, a relazionarsi con la clientela) si è mostrato subito disponibile ad assecondare i clienti e a consegnare i fogli. Ma questo fuggi fuggi dei tesserati, equivalente di fatto a una perdita della clientela, non ci voleva all’azienda che già naviga in cattive acque (da gennaio i pagamenti degli stipendi sono a singhiozzi e una delle ultime denunce del sindacato, in particolare della Filcams Cgil, si concentrava sui turni di lavoro massacranti, anche sette giorni su sette e festivi compresi) e ha subito un calo di lavoro tra il 12 e il 15% dall'inizio dell'anno. Il timore dei soci della Nuova Lira di essere trascinati in un possibile fallimento della catena aleggiava ieri mattina al parcheggio di via delle Fonti. «Meglio cautelarsi e restituire la tessera. Magari non succede nulla ma non si sa mai visto che campo con una piccola pensione», affermava l'anziana signora Maria all’ingresso. Tiziana A. invece non si capacitava di così tanto movimento ieri mattina. «Ma che succede? Mi ha telefonato il mio avvocato, allarmato perché ha letto sui giornali che Stefan è intenzionata a chiudere». L’immagine dell’azienda è destinata a risentirne con un colpo così duro. Dal canto loro, a ogni cliente che chiedeva la disdetta della tessera socio la direzione di Stefan si affrettava a consegnare un volantino nel quale si specificava che la notizia di un possibile fallimento non è altro che una bufala.

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