Il Tirreno

Prato

Stanzoni in affitto ai cinesi, così fan tutti

di Paolo Nencioni
Stanzoni in affitto ai cinesi, così fan tutti

Dagli orientali dipende il 40% del mercato immobiliare. L’assessore Silli e i controlli: serve l’autodenuncia con tutela

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PRATO. Così fan tutti? Beh, sì, così fan tutti, o quasi, a Prato, quando hanno uno “stanzone” vuoto e vogliono farlo fruttare. Lo affittano ai cinesi. Se poi si scopre che gli orientali hanno realizzato dormitori abusivi, impiegano operai clandestini o allestiscono cucine improvvisate, in fondo sono affari loro.

In realtà sono anche affari nostri, nel senso che si fanno buoni affari, o quantomeno si riesce a contrastare con la rendita il calo della spinta produttiva del tessile.

Il caso dei familiari dell’assessore-scrittore Edoardo Nesi, che hanno affittato un’ex tessitura di Narnali a un confezionista cinese poi denunciato per abusi edilizi e sfruttamento della manodopera, ha riacceso il dibattito su come sia più giusto o opportuno comportarsi in una città che apparentemente respinge gli orientali ma che spesso negli studi dei commercialisti pratica l’integrazione economica, talvolta obbligata.

Quanto è grande la torta. Nessuno lo ha mai misurato con precisione, ma gli addetti ai lavori calcolano che oltre il 40% del mercato degli affitti di capannoni industriali pratesi dipende adesso dai clienti orientali. Sono decine di milioni di euro che ogni anno passano dalle mani dei cinesi a quelle dei proprietari italiani grandi e piccoli. «Lo sappiamo tutti come funzionano certe cose - racconta uno di loro, che ha decine di immobili affittati ai cinesi e preferisce rimanere anonimo - Per quanto mi riguarda partivo da una situazione debitoria e dovevo mettere a frutto i capannoni. D’altronde io gli affitto gli stanzoni, lei gli compra le magliette. Dove sta la differenza?».

«Dicono che sono immobili fatiscenti - insiste l’immobiliarista - Non sempre è così, ma l’esperienza personale mi dice che spesso è molto difficile farsi approvare i piani di recupero. E se il Comune non dà la possibilità di riqualificare, certe zone, penso al Macrolotto zero, sono condannate a rimanere una specie di Bronx».

Il salvagente. «Per alcune famiglie l’affitto degli immobili ai cinesi è diventata l’unica fonte di reddito - spiega Pietro Villani, presidente della Federazione agenti immobiliari professionali - Secondo me Edoardo Nesi non ha detto una fesseria quando ha commentato che così fanno un po’ tutti. E’ vero che da qualche tempo si trovano meno dormitori abusivi nelle confezioni, ma i controlli del proprietario non sono facili».

L’autodenuncia con tutela. Su questo ha qualcosa da dire anche l’assessore all’Integrazione Giorgio Silli: «Sarebbe bene trovare un sistema che consentisse al proprietario di segnalare eventuali irregolarità di cui si è accorto, con la garanzia di non essere a sua volta denunciato. I tempi sono maturi. Per quanto riguarda il caso di Nesi, sono per la libera impresa in libero stato». Anche i familiari di Silli hanno un fondo affittato ai cinesi, ma non è l’unico membro della giunta ad avere dimestichezza con certi affari.

La casa dello “sceriffo”. Lo stesso Aldo Milone, ancor prima di diventare l’assessore anti-cinesi, ebbe occasione di vendere una casa a un cinese e non lo ha mai nascosto.

Affitto obbligato. «Se sei proprietario di un immobile in certe zone, affittare ai cinesi, siano case o stanzoni, è inevitabile - spiega ancora Pietro Villani - L’esempio di via Pistoiese è quello più evidente. Se lavorano lì non vogliono la casa a Mezzana e d’altra parte gli italiani non si fanno avanti. Ma io dico che bisogna scegliere sempre il male minore. Provate a immaginarvi il Macrolotto zero o quello di Iolo vuoti». «Se questi andassero via da un giorno all’altro - gli fa eco l’immobiliarista anonimo - Prato non se la passerebbe molto bene. Stiamo segando il ramo sul quale siamo seduti».

Il mercato dei capannoni. Per avere un’idea dei prezzi praticati basta andare su uno dei tanti siti web di contrattazione. Capannoni.it propone affitti da 40 a 50 euro per metro quadro all’anno, ma non è raro trovare anche a 35, dopo la contrattazione. Nonostante i cinesi, comunque, la lista dei capannoni vuoti è ancora molto lunga, fatta eccezione per il Macrolotto di Iolo compreso tra via Piemonte e via Basilicata. «Per loro è come il Ponte Vecchio a Firenze». E i prezzi schizzano alle stelle. In qualche occasione gli imprenditori cinesi se ne sono anche lamentati, ma tutti vogliono andare lì per attirare i clienti stranieri.

Controllare? E’ possibile. Riccardo Marini, da poco ex presidente dell’Unione industriale, è intransigente sulla questione dei controlli. «Non è vero che per i proprietari è impossibile controllare che cosa fa un confezionista cinese nel capannone preso in affitto - Ci vuole una grande attenzione su questo tema e io raccomando sempre di inserire nelle clausole del contratto la possibilità di visitare i locali almeno una volta al mese. Ti rimane lo stanzone vuoto se sei troppo fiscale? Questo non giustifica le irregolarità. Detto questo, se tutto è in regola sono d’accordo che non va storto il naso». Appunto, così fan tutti.

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