Il Tirreno

Prato

«Il laboratorio di ricerca oncologica rimanga a Prato»

di Giovanni Ciattini
«Il laboratorio di ricerca oncologica rimanga a Prato»

La Fondazione Pitigliani replica alle argomentazioni dell’assessore regionale alla Salute sul futuro del centro

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PRATO. Il dottor Salvatore Sini, presidente del comitato scientifico della Fondazione Sandro Pitigliani per la lotta contro i tumori, è amareggiato. Dopo aver speso insieme alla moglie, Giovannella Pitigliani, tanti anni nello sviluppare le attività di ricerca e cure del centro pratese, ora vede all’orizzonte un pericolo sempre più incombente: il forte ridimensionamento del centro con quasi certo trasferimento a Firenze. Le parole pubblicate ieri dal Tirreno dell’assessore regionale alla Salute, Luigi Marroni, lasciano poco spazio a dubbi. «Ciò che più mi angustia - spiega il dottor Sini - è che questa situazione sta creando confusione nel mondo dei malati oncologici. Il nostro centro nel corso di questi anni è diventato un punto di riferimento grazie all’alta professionalità mostrata dai nostri ricercatori. Tutto questo patrimonio di conoscenze e di riconoscimenti nel mondo scientifico internazionale rischiano di essere vanificati da una scelta che reputo sbagliata. Purtroppo ora quello che avrebbe dovuto essere una discussione culturale si sta trasformando una battaglia politica, e chi rischia di rimetterci sono i pazienti». Il desiderio della Fondazione Pitigliani, in vista della nascita del nuovo ospedale a San Paolo, sarebbe quello di creare a Prato, negli spazi lasciati libero dall’attuale ospedale Misericordia e Dolce, un istituto oncologico regionale. «Noi siamo e vogliamo restare dentro l’Istituto toscano tumori - precisa Sini - ma vorremmo completare la nostra attuale offerta grazie agli spazi delle 15 sale operatorie, ai laboratori, alla radioterapia, che verranno lasciati liberi. A noi manca la specialistica oncologica, chirurgica e anche medica, che avremmo invece modo così di completare. Il nostro laboratorio traslazionale (la sperimentazione di nuove cure direttamente sui malati) è specializzato nella cura del tumore alla mammella ma potrebbe occuparsi anche di altre forme tumorali avendo a disposizione i reparti ospedalieri».

Insomma, si domanda il dottor Sini, quali interessi economici ci sono dietro per non voler concentrare gli investimenti su Prato che ha già un centro di ricerca funzionante da otto anni e apprezzato all’estero tanto che è meta continua di ricercatori che vengono qui per accrescere la loro formazione? Il Dipartimento oncologico avrebbe gli strumenti per svilupparsi, osserva, e allora perché non gli viene consentito?

L’amarezza di Sini è legata anche al fatto che fino ad oggi la Fondazione Pitigliani non è riuscita ad incontrare il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. «Non ci ha ricevuto, siamo stato stati dirottati sull’assessore Scaramuccia - riferisce il dottor Sini , ma neanche con lei è stato possibile parlare. Siamo stati ricevuti dal suo segretario che ci ha fatto sapere che le decisioni erano già state prese e che il polo oncologico regionale era stato individuato a Careggi».

«Non vogliamo perdere ciò che abbiamo costruito, progettato e sostenuto grazie al generoso contributo dei pratesi nel corso della nostra storia - prosegue Sini - anche nella peggiore delle ipotesi il laboratorio traslazionale deve restare a Prato. Mi chiede quale sarà il destino del nostro direttore, il dottor Angelo Di Leo? Mah, non credo proprio che andrà mai a Firenze. E’ un oncologo che tutto il mondo ci invidia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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