Il presidio
E’ morto il Conte re del Carmignano Capezzana in lutto
Il funerale si svolgerà domani nella chiesa della Tenuta Trasformò l’azienda in realtà imprenditoriale internazionale
PRATO. Si è spento ieri mattina nella sua amata Capezzana, dove domenica non ci sarà infatti la festa di Cantine aperte, e domani ci saranno i funerali. Qualche settimana fa era stato ricoverato in ospedale. Poi la situazione è precipitata, velocemente, e mercoledì era tornato a Carmignano.
E' morto il conte Ugo Contini Bonacossi, patriarca della Tenuta di Capezzana. Forse il produttore di vino più famoso del Montalbano, ma anche uno scrigno di memorie ed aneddoti. Un ragazzo di novant'anni. Era un piacere ascoltarlo. Aveva preso le redini della fattoria nel 1945, al ritorno dalla guerra e con una laurea in agraria , e la trasformò in azienda moderna. Alla fine degli Sessanta fu tra i protagonisti dell'affrancamento del Carmignano (prima Doc e poi Docg) dal Chianti classico: con lui il compianto ingegnere Giovanni Cianchi del Poggiolo e Guido Lenzi, sindaco del comune pure lui scomparso. Riportò il Carmignano ai fasti del Settecento. Fu tra i fondatori del Consorzio carmignanese, che ha anche presieduto, e della Strada medicea dei vini di Carmignano. Ha seduto in consiglio comunale. Un personaggio, senza dubbio. Nel privato, dicono, molto religioso. C'è una foto che lo ritrae, appena a settembre dell'anno scorso, assieme alla consorte Lisa, i sei figli, i sedici nipoti e due bisnipoti. Quattro generazioni tutte riunite nel cortile della storica villa di Capezzana, dove gran parte della famiglia lavora. Mesi prima aveva ospitato sempre a Capezzana un gemellaggio culinario tra Cina e Italia, con tanti carmignanesi italiani e cinesi. Tutti lo conoscono per i superbi vini prodotti dall'azienda. Vini venduti in America, in Giappone e in tante altre parti del mondo. Meno conosciuta forse era l'altra grande passione del conte: l'acqua. Lo racconta nell'autobiografia pubblicata nel 2009, assieme agli anni della giovinezza trascorsi in Italia e fuori dall'Italia, la guerra sul fronte yugoslavo e Firenze dopo l'8 settembre. Un libro dove naturalmente non mancano i nonni, Alessandro Contini e Vittoria Erminia, antiquari secondi in Europa solo a Duveen che hanno dato vita ad una delle raccolte d'arte più importanti del vecchio continente, in parte donata agli Uffizi. Tutte cose note: meno l'acqua appunto, che diventa un po' il filo conduttore del libro per meglio conoscere il conte. Fin da ragazzo Ugo Contini costruiva "dighe". Si divertiva a farlo in Alto Adige, dove la famiglia passava le estati quando non era a Forte dei Marmi. Ha continuato a farlo poi, facendone un'attività anche di avanguardia con la "Castoro, che Ugo fondò e diresse insieme all'amico Lapo Mazzei. Progettavano laghi collinari per l'irrigazione. I primi due furono realizzati sul Montalbano, dove la famiglia si era trasferita: uno è il lago di Castagnati. L'ultimo è stato nel 2006 a Capezzana. Nel mezzo ne sono seguiti altri in Sudamerica, Grecia ed Africa. Gli amici della Castoro portavano nel mondo il loro sapere tecnico, ma erano anche ambasciatori della cultura italiana. Quello che il conte ha continuato poi a fare con il vino. I funerali si svolgeranno domani alla 10.30 nella cappella delle tenuta. Al posto dei fiori invita a fare una donazione alla Fondazione Italiana Leniterapia.
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