Il Tirreno

Prato

Nomadi in manette sgominata la banda dei furti

Arrestata Meghi Reinart, 28 anni, è accusata di 17 furti Ai domiciliari per riciclaggio Alfonso Vescovo

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Marito, moglie e, spesso, anche i figlioletti: una florida impresa tutta a conduzione familiare, dedita ai furti in abitazioni e sulle auto. È quanto emerge dall’indagine della squadra mobile di Pistoia, coordinata dal pm Claudio Curreli, che ieri all’alba ha portato a perquisizioni in 5 campi nomadi a Pistoia, Prato e Grosseto e a 16 arresti in esecuzione di misure cautelare in carcere nei confronti di intere famiglie di etnia rom e sinti. Agli arresti domiciliari è finito invece un noto ricettatore pratese, mentre una giovane nomade che ha partorito da poco è stata sottoposta all’obbligo di dimora.

Secondo quanto gli investigatori della Mobile, diretti dal vicequestore Antonio Fusco, hanno ricostruito durante mesi di intercettazioni ambientali e telefoniche, intere famiglie erano dedite sistematicamente ai furti. Fin dal mattino, come se si trattasse di un normale lavoro, iniziava la ricerca degli obiettivi. Ognuno aveva il proprio ruolo: le donne effettuavano i sopralluoghi e facevano da palo, anche assieme ai figli piccoli; gli uomini, svaligiavano case e auto in sosta.

Al momento sono 17 i furti (9 in casa e 8 su auto), avvenuti tra gennaio e marzo tra le province di Pistoia, Prato e Firenze, che la polizia è riuscita ad attribuire a vario titolo agli arrestati.

«Tutti furti – ha spiegato il capo della Mobile, Fusco – che siamo riusciti a ricostruire solo a posteriori, quando le vittime hanno sporto denuncia: ascoltando le conversazioni telefoniche in diretta, potevamo solo individuare la zona di massima, grazie al ripetitore agganciato di volta in volta: sarebbe stato impossibile intervenire, ed anche controproducente, visto che un singolo arresto in flagranza non ha purtroppo effetti duraturi».

Due i gruppi familiari coinvolti: quello Rom che fa riferimento al campo nomadi di via Nazario Sauro e quello Sinti stanziato nel campo di Sant’Agostino. Tutti i colpi venivano effettuati di giorno, o quanto meno prima di cena. Raramente di notte, come quelli in cui erano specializzati alcuni Sinti di via Salvatorelli, che, con smerigli e arnesi vari, dopo aver individuato obiettivi ben precisi, svaligiavano abitazioni scassinando le eventuali casseforti.

La prima rete familiare dedita ai furti ad essere ricostruita dagli investigatori è stata quella del campo nomadi di Pontelungo, tenendo d’occhio il quale, poi, è stato individuato il ricettatore a cui i ladri vendevano il loro bottino, Alfonso Vescovo, 72enne di Prato. Ed è poi stato seguendo gli spostamenti dell’uomo che i poliziotti hanno ricostruito la rete di ladri che aveva come base il campo di Sant’Agostino. Vescovo fu seguito mentre ne usciva e, lo scorso febbraio, fu trovato in possesso di centinaia di preziosi rubati: circa 1,4 chili di oro, oltre a centinaia di piccole pietre preziose.

Ieri mattina, nei campi nomadi perquisiti – due a Pistoia, uno a Buggiano, uno a Montemurlo e uno a Grosseto – sono stati scoperti e sequestrati numerosi altri gioielli e orologi. L’operazione ha visto impegnati 150 poliziotti: oltre agli uomini della questura e della Polstrada di Pistoia, quelli delle squadre mobili di Prato e Grosseto e del Reparto prevenzione crimine e del Reparto mobile di Firenze.

La svolta

È dal il rinvenimento sul luogo di un furto di una singola impronta digitale che è partita l’operazione “Gagè” (il nome usato dai nomadi per i non appartenenti alla loro comunità).

«Anche loro – ha spiegato il capo della Mobile, Antonio Fusco – a volte fanno errori». L’impronta, trovata in un’abitazione di Montecatini, era risultata di Manolo Levacovich. Invece di denunciarlo, la polizia aveva deciso di metterlo sotto sorveglianza, con intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti, riuscendo così a ricostruire l’intera rete dei familiari dediti ai furti.

Poi, attaverso il ricettatore, erano risaliti anche al gruppo familiare del campo nomadi di Sant’Agostino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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