Operaio porta in Tribunale il padrone: «Mi ha picchiato»
PRATO. A distanza di quasi sei anni torna a far parlare di sè la Alessanderx, fabbrica di materassi nata da una costola della gloriosa Magniflex. L’amministratore Fabrizio Magni, figlio di Giuliano...
PRATO. A distanza di quasi sei anni torna a far parlare di sè la Alessanderx, fabbrica di materassi nata da una costola della gloriosa Magniflex.
L’amministratore Fabrizio Magni, figlio di Giuliano Magni, è stato infatti citato in giudizio con le accuse di lesioni e violenza privata. Gli contestano di aver picchiato un suo dipendente cinese che si lamentava di essere stato adibito a mansioni che non poteva svolgere, a causa di un problema fisico.
E’ una storia che ricorda molto da vicino quelle che circolarono nel 2007, quando l’azienda con sede in via San Leonardo da Porto Maurizio fu oggetto di uno spettacolare blitz dei carabinieri ordinato dal sostituto procuratore Sergio Affronte, per verificare se l’azienda produttrice di materassi facesse massiccio uso di lavoro nero.
Tutto era nato dalla morte in fabbrica di un dipendente nordafricano malato di cuore, ma in quell’occasione emerse anche il caso di un altro operaio, anche lui magrebino, che aveva denunciato di essere stato cacciato in malo modo dalla fabbrica con l’intervento di militari in borghese.
La Cgil si prese a cuore il caso e presentò anche un esposto. Ne nacque un processo nei confronti di due carabinieri, accusati di aver abusato del proprio potere: avevano portato via in manette l’operaio, ma alla centrale del 112 non c’era traccia dell’intervento. I due furono comunque assolti dall’accusa e del blitz contro il lavoro nero non si è poi saputo più nulla, almeno ufficialmente.
Ora i riflettori tornano ad accendersi sull’Alessanderx per il processo che è iniziato ieri nei confronti dell’amministratore Fabrizo Magni, difeso da Manuele Ciappi.
Ad accusarlo è un ex dipendente cinese, assistito da Fabrizio Fioravanti, che ha raccontato di essere stato preso a calci dal padrone, il 23 dicembre 2009, perché si lamentava per le mansioni che gli erano state affidate.
L’operaio aveva un problema alla schiena e dopo aver presentato un certificato medico era stato adibito al turno diurno con compiti che non comportavano grossi sforzi. Poi però, secondo il racconto dell’operaio orientale, il caporeparto lo aveva adibito di nuovo al turno notturno. Il dipendente se ne era lamentato, dice di essere stato mandato dall’amministratore e di essere stato preso a calci. Accusa tutta da provare: spetterà al giudice monocratico valutare la fondatezza dell’addebito, sentendo eventuali testimoni, oltre alle due parti in causa. Fabrizio Magni è stato interrogato durante le indagini e dice di non aver nemmeno toccato il dipendente. Porterà alcuni testimoni.
(p.n.)
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