Donadi: «Aboliamo i rimborsi elettorali»
PRATO. «Serve un riscatto etico per Prato e per il paese intero. Per questo abbiamo bisogno di amministratori al di sopra di ogni sospetto e un sindaco come Roberto Cenni dovrebbe farsi da parte». A...
PRATO. «Serve un riscatto etico per Prato e per il paese intero. Per questo abbiamo bisogno di amministratori al di sopra di ogni sospetto e un sindaco come Roberto Cenni dovrebbe farsi da parte». A dirlo è Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dei Deputati per l'Italia dei Valori che ha fatto tappa ieri pomeriggio a Prato insieme a Fabio Evangelisti, segretario Idv Toscana, in concomitanza con la campagna del suo partito per la raccolta firme per l'abrogazione dell'attuale sistema di rimborsi elettorali ai partiti. A riceverlo il segretario provinciale Salvo Ardita e il capogruppo in consiglio comunale Aurelio Donzella.
Una questione di etica e di trasparenza che spinge Donadi alla richiesta di una svolta a Prato. «Cenni restando al potere nonostante la sua vicenda giudiziaria dimostra di non avere il senso delle istituzioni né il rispetto per i suoi cittadini - sostiene il deputato -. Per un minimo di decoro e di onore dovrebbe andarsene. Trovo in questa situazione di discredito verso una giunta e un sindaco incompetenti un parallelismo con l'ex sindaco di Parma, Vignali». Una risposta popolare oltre le attese, intanto, il partito di Di Pietro la sta registrando in Toscana e in tutta Italia sulla proposta di abolizione dei rimborsi elettorali. La proposta di legge al momento conta in calce 4.800 firme di toscani (fra cui 500 pratesi) e la raccolta di adesioni andrà avanti fino all'8 maggio per essere depositata in Parlamento l'11.
«Vogliamo dare un segnale politico - annuncia il vicecapogruppo Fabio Evangelisti -. Siamo l'unico partito ad avere le credenziali per scendere in piazza e parlare di questo tema, gli altri fanno fatica». Ma per chi si aspetta un'abolizione tout court del finanziamento pubblico e un passaggio alle campagne elettorali all'americana si beccherà una doccia fredda. «Non ci sarebbero le garanzie culturali per la trasparenza dei contributi privati» taglia corto Donadi. Per questo l'Italia dei Valori traccia un nuovo sistema, in gran parte pubblico. I rimborsi abrogati in realtà rientrerebbero in una nuova formula. Sarebbero strettamente legati alle spese fatturate durante la campagna elettorale, con un tetto molto rigido: solo 1 milione di euro a partito per le elezioni politiche. Per il resto i movimenti potrebbero essere finanziati volontariamente con la destinazione del 5 per mille. Una soglia bassa anche per i contributi privati: massimo 50.000 euro ciascuno e sopra i 1.000 euro scatterebbe l'obbligo di rendere pubblico il nominativo del donatore.
Carlandrea Poli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
