Il Tirreno

Prato

Ammassati sul treno per tornare a Prato dopo la Notte bianca

di Alessandra Agrati
Ammassati sul treno per tornare a Prato dopo la Notte bianca

Centinaia di pratesi hanno fatto un viaggio da incubo Le testimonianze di alcuni passeggeri. Ritardo di 75 minuti

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PRATO. Doveva essere una notte bianca, si è trasformata in una notte da incubo; treni in ritardo, vagoni stipati, gente che si è sentita male. Un'avventura di cui molti pratesi avrebbero fatto volentieri a meno. «Martedì abbiamo deciso di andare a Firenze in treno per muoverci con maggiore libertà- spiega Chiara Ferraboschi -la prima sorpresa l'abbiamo avuto in stazione centrale dove alle 22, quando siamo arrivate, non funzionano le macchine automatiche per fare il biglietto. Abbiamo cercato il capotreno che ci ha invitato a salire lo stesso; da Vernio fino a Prato tutti hanno avuto lo stesso problema». Ma questo era solo un piccolo inconveniente rispetto a quello che sarebbe successo alla stazione di Santa Maria Novella tre ore dopo; per Prato erano previsti soltanto due treni, uno alle 00,25 e l'altro alle 4,35, un piano decisamente insufficiente visto anche il successo della manifestazione dello scorso anno e i problemi che si erano verificati (tanta gente, pochi convogli). «Insieme a centinaia di persone - spiega Filippo Grassi- con grande anticipo saliamo sul treno, a due piani ma con cinque carrozze, che si sta già riempiendo fino ad essere stracolmo poco prima della partenza prevista». Alle 0,40 arriva la Polfer che intima, con maniere piuttosto sgarbate, ai passeggeri diretti a Prato di scendere dal treno visto che il mezzo non era in sicurezza per il sovraffollamento. I passeggeri vengono fatti salire su un altro treno in teoria più capiente ma nella pratica no. L'atmosfera si surriscalda, volano parole grosse, qualcuno sta male per la mancanza d'aria, qualche bambino piange disperato, ma passano i minuti e niente succede. «Ogni volta che vedevo qualcuno in divisa - spiega Tatiana Pacini - cercavo di avere informazioni, ma nessuno mi dava spiegazioni, una signora vicino a me è stata presa anche da un attacco di claustrofobia il treno parte ma le condizioni sono pessime, la gente è schiacciata l'una contro l'altra, mancava l'aria». I vagoni sembravano non essere stati puliti da mesi, il caldo e il cattivo odore diventano insopportabili. «Man mano che la gente si ammassa all'interno l'aria si fa irrespirabile - continua Grassi - intanto il capotreno comunica a un eventuale medico presente a bordo di spostarsi verso la coda del treno perché una persona si è sentita male». L' odissea si conclude al binario uno della stazione di Prato Centrale dove il treno arriva con ben 75 minuti di ritardo.

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