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Prato

Dura condanna all’artigiano per la violenza su una cinese

Dura condanna all’artigiano per la violenza su una cinese

Abusò della donna con cui aveva avuto una relazione, aveva chiamato a testimoniare l’ex moglie che lo aveva scagionato («quella sera dormì con me»). Ma i giudici non le hanno creduto

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PRATO. Non è bastata la testimonianza favorevole dell’ex moglie per scagionare un artigiano pratese di 46 anni dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una donna cinese che, secondo la Procura, era stata una sua dipendente. Gianluca Banci, 46 anni, è stato condannato a sei anni di reclusione per violenza sessuale e sequestro di persona.

E’ stato invece assolto dall’accusa di sfruttamento della manodopera clandestina. Sarebbe stato il primo caso in città: un imprenditore italiano che sfrutta la manodopera clandestina cinese. Decisiva per l’assoluzione da questo capo d’imputazione è stata la testimonianza di alcuni cinesi che in una delle ultime udienze del processo, quella dello scorso 12 marzo, aveva suscitato un misto di ilarità e irritazione in aula, quando un paio di donne orientali, rispondendo alle domande del presidente Ettore Nicotra e del pubblico ministero Paolini, avevano detto di aver lasciato i documenti di identità a casa e di non ricordarsi la loro data di nascita.

Testimoni quantomeno reticenti, ma ritenute poi attendibili quando hanno detto che la parte lesa non lavorava per l’italiano ma per un altro cinese che condivideva una porzione di capannone con l’azienda dell’artigiano pratese, la filatura Arcafil di Chiesanuova.

L’accusa più pesante, quella di violenza sessuale, riguardava invece un episodio accaduto la sera dell’8 agosto del 2008. La donna cinese che accusa Gianluca Banci aveva avuto una relazione sentimentale con l’artigiano, relazione che però era già finita all’epoca dei fatti. Quella sera, secondo il suo racconto, la donna uscì con una sua amica insieme a un paio di italiani e quando tornò nel capannone che usava anche come casa fu aggredita dall’artigiano, che la costrinse ad avere un rapporto sessuale e poi la tenne prigioniera nel capannone per circa 24 ore, ritraendola nuda e minacciando poi di diffondere le foto.

Un racconto che all’ultima udienza del processo era stato decisamente smentito dall’ex moglie dell’imputato. La donna disse di ricordarsi senza ombra di dubbio che la sera dell’8 agosto 2008 il marito l’aveva passata con lei, avevano visto insieme la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, e dunque il marito non poteva aver passato la notte con la donna cinese.

Altri elementi portati dall’avvocato di parte civile Gabriele Terranova, però, hanno convinto i giudici che la testimonianza dell’ex moglie non poteva essere attendibile e dunque, oltre a condannare l’artigiano a sei anni di reclusione per violenza sessuale, hanno trasmesso gli atti alla Procura, che ora dovrà valutare se procedere nei confronti dell’ex moglie per l’ipotesi di falsa testimonianza.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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