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Prato

Baraccopoli cinese scoperta dai vigili al Macrolotto due

Baraccopoli cinese scoperta dai vigili al Macrolotto due

La polizia municipale trova 18 case fatte di lamiera L’azienda produce borse per note griffe della moda

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PRATO. E’ qualcosa di simile a una baraccopoli, ma molto ben fatta, quella scoperta ieri pomeriggio dalla polizia municipale e dai tecnici dell’Asl accanto a un’azienda gestita da cinesi in via Chemnitz, al Macrolotto 2.

La bidonville alla cinese è stata realizzata in uno spiazzo protetto dagli sguardi indiscreti con alcuni teli ed è composta di 18 alloggi fatti di lamiera. Dentro si calcola che ci vivano o possano viverci circa 50 persone, attrezzate con corrente elettrica ed elettrodomestici. Si tratta insomma delle casette, abusive, dei dipendenti orientali dell’azienda, che sono stati sloggiati dai vigili urbani.

Probabilmente è il primo esempio di una nuova strategia per minimizzare il rischio di sequestro del capannone in caso di controlli da parte del Comune o delle forze dell’ordine. Tentativo fallito, perché l’immobile adiacente alla baraccopoli è stato comunque sequestrato in quanto, secondo la polizia municipale, anche lì dentro sono stati trovati abusi edilizi.

Tempo fa i cinesi ci avevano provato con le tende. Le piazzavano nelle fabbriche pensando che così non sarebbero stati contestati abusi, ma anche in quel caso la sanzione è scattata ugualmente.

C’è un altro aspetto rilevante nella vicenda. Dai primi accertamenti risulta che la fabbrica di via Chemnitz lavori per un committente, probabilmente italiano, che fa produrre le borse in tessuto non tessuto coi marchi di prestigiose griffe come Fendi, Scervino o Louis Vuitton. Non a caso, appena si è sparsa la voce del controllo, è subito arrivato un furgone che si è affrettato a caricare tutta la merce per portarla “al sicuro” sottraendola a un eventuale sequestro.

«Mai vista una cosa del genere - commenta l’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone, presente ai controlli in via Chemnitz -Le baracche ricordano quelle delle favelas ma devo dire che sono fatte un po’ meglio. Non so se si tratta di una strategia per minimizzare il rischio di sequestri, ma è evidente che sono stati fatti degli abusi».

Paolo Nencioni

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