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Prato

Il caso di via ariosto

Omicidio-suicidio Da nove mesi si attende la perizia

Omicidio-suicidio Da nove mesi si attende la perizia

PRATO. Manca solo un tassello per la chiusura delle indagini sulla morte di Sara Baldi e Imad Merouane, i fidanzati trovati senza vita il 26 luglio dell’anno scorso nella loro abitazione di via...

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PRATO. Manca solo un tassello per la chiusura delle indagini sulla morte di Sara Baldi e Imad Merouane, i fidanzati trovati senza vita il 26 luglio dell’anno scorso nella loro abitazione di via Ariosto 17, ma è un tassello senza il quale il caso non può essere archiviato.

A distanza di quasi nove mesi dal fatto di sangue che ha agitato la scorsa estate, sul tavolo del sostituto procuratore Eligio Paolini non è ancora arrivata la perizia del Ris dei carabinieri sullo stub, cioè l’accertamento tecnico per rilevare tracce di bario, piombo e antimonio sulle mani del marocchino Imad, la prova che è stato davvero lui, come pensano i magistrati, a sparare a Sara prima di togliersi la vita con lo stesso fucile, un’arma di proprietà del padre della giovane, Roberto Baldi.

Sembra incredibile, ma è davvero così. Abituati a vedere i telefilm americani dove i risultati degli accertamenti criminologici arrivano quasi in tempo reale, è difficile abituarsi alla realtà di una burocrazia tecnica che invece, qui, nel mondo reale, Italia 2012, può rivelarsi straordinariamente lenta.

Problemi tecnici all’inizio, poi altri casi più urgenti da trattare, infine l’assenza di un ufficiale impegnato nel caso dei marò prigionieri in India. Sarebbero questi i motivi del ritardo.

Ci si può però consolare con un fatto. Certe conclusioni sono già state comunicate a voce alla Procura dal Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma di Roma, e sono andate a confortare la convinzione che, come detto, sia stato Imad a sparare a Sara prima di togliersi la vita. Il motivo forse non lo sapremo mai, così come forse rimarrà senza risposta la domanda su come ha fatto il fucile da caccia a rimanere sul letto della camera, distante alcuni metri dai corpi, prima che il padre di Sara, come ha ammesso davanti ai carabinieri, lo spostasse prima di chiamare il 112.

Sono passati nove mesi e ormai non sono molti a ricordarsi della tragica fine di Sara e Imad. La Procura però vorrebbe archiviare in fretta il fascicolo, anche per rispetto alla memoria dei morti.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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