Il Tirreno

Prato

Un milione di vestiti in vendita alla Sasch

di Ilenia Reali
Un milione di vestiti in vendita alla Sasch

E’ stato allestito un negozio di enormi dimensioni nel magazzino La sede dell’azienda di abbigliamento fallita si trasforma in un outlet

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PRATO. Un milione di capi di abbigliamento. In parte già esposti nel grandissimo magazzino di via Einstein, in parte ancora negli scatoloni del reparto da cui partivano gli abiti per i negozi Sasch di tutto il mondo.

Sono settimane che quattro dipendenti dell’azienda di abbigliamento ormai fallita, insieme al personale dell’Istituto di vendite giudiziarie, sono tornati al lavoro per riorganizzare tutto il magazzino in modo da trasformarlo in una sorta di enorme outlet utile a racimolare i soldi con cui pagare i creditori della società di cui il sindaco di Prato Roberto Cenni era azionista di riferimento.

Da mercoledì la fabbrica aprirà le porte a tutti coloro che sono interessati per la più grande svendita di abbigliamento del distretto: all’interno si potrà scegliere tra pantaloni, gonne, abiti, tute, maglie, t shirt, camicie. Ma anche accessori: trolley, cinture, borse e perfino gadget. Basta chiudere gli occhi e pensare a cosa si poteva trovare nei negozi Sasch e di sicuro si tratta di un oggetto che nella fabbrica oggi c’è.I prezzi sono bassissimi: si parte da un euro per gli accessori e si arriva a un massimo di 15 euro per un cappotto. Taglie per tutti e anche modelli, ci sono vestiti sportivi, eleganti, casual. C’è tutto ciò che doveva essere spedito nei negozi del mondo se il marchio non fosse fallito. La grande svendita partirà domani, dalle ore 10, nella sede della Sasch nella zona industriale di Capalle, e si concluderà quando la merce sarà finita o comunque quando l’affluenza dei consumatori calerà. Impossibile anche capire alla fine quale sarà il risultato della vendita dal punto di vista degli introiti. «Se avessimo dato tutto agli stocchisti, e offerte ce ne sono state - spiega il direttore dell’Istituto di vendite giudiziarie Sergio Scano - avremmo riscosso 1,70 euro al pezzo. Così contiamo ovviamente di raccogliere più soldi».

Del resto i capi di abbigliamento in vendita erano di buona qualità: la collezione primavera estate del 2011 e del 2010, l’ultima dell’autunno inverno e tutti i capi basici, quei vestiti che servivano per riallestire i negozi e che si trovavano sempre come magliette e camicie di colori neutri. Quest’ultima parte,quella basica, è forse la più datata come produzione, ma è ancora attualissima ed è forse la più conveniente per chi vorrà andare a rifornirsi: a titolo di esempio, le camicie bianche da uomo e da donna, taglio classico, manica lunga, colletto classico coi bottoncini costano 2 euro.Ma tra le offerte non mancano abiti giacca e pantaloni (da uomo e da donna), spezzati di ogni foggia, piumini e cappotti, trench.Ci sono inoltre in vendita borse, valigie, fermagli per i capelli, portafogli, portachiavi, matite griffate, quaderni.Descrivere tutto quello che si può trovare nel più grande negozio che si sia mai visto nella zona (immaginate tre volte il negozio di Zara dei Gigli con la merce però esposta fitta fitta in lunghi corridoi) è impossibile anche perché non solo ci si trova di fronte a una grande quantità di modelli diversi ma anche, e soprattutto, a un numero elevatissimo di qualunque cosa. Fermagli? Un carrello da filato.

Trolley? Sessanta. Jeans? Scaffali per trenta metri lineari su quattro file.

Andare a fare acquisti è facilissimo.L’Isveg, su incarico della curatela che ieri era rappresentanta dalla commercialista Sonia Chiti, ha installato delle casse in fondo al magazzino dove i clienti (dopo aver scelto i capi da acquistare) possono pagare in contanti o col bancomat. Anche semplicemente una maglietta.

I capi verranno sistemati da quattro ex dipendenti della Sasch che sono stati riassunti dall’Isveg per due mesi e riallestiti prendendo da quello che è un autentico pozzo senza fine (il magazzino sul retro). Alle casse invece si occuperanno della riscossione i dipendenti dell’istituto di vendite giudiziarie.«Per noi - ha commentato Paola Giusti, ex dipendente Sasch e ora tra coloro che sono al lavoro per l’Istituto di vendite giudiziarie - è un dispiacere. Ci piange il cuore perché era davvero una grande azienda. E questa vendita è l’ultimo atto. Inoltre trovare lavoro altrove è praticamente impossibile: sono pochissime le realtà di confezione come questa sul territorio». »L’obiettivo - spiega invece la curatrice fallimentare Chiti - è quello di vendere il più possibile. Chi acquista qui inoltre fa un’opera importante: più si vende e più si riusciranno a pagare i creditori».

Le porte della Sasch si riaprono domani. Alle 10. Orario continuato fino alle 18.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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