«Per riorganizzare il territorio bisogna usare nuovi spazi»
PRATO. Le risposte ai due portavoce del forum pratese di “Salviamo il paesaggio” le danno gli assessori all’Urbanistica Gianni Cenni e il vicesindaco con delega all’Ambiente Goffredo Borchi. Alla...
PRATO. Le risposte ai due portavoce del forum pratese di “Salviamo il paesaggio” le danno gli assessori all’Urbanistica Gianni Cenni e il vicesindaco con delega all’Ambiente Goffredo Borchi.
Alla prima domanda rispondono entrambi. Secondo Borchi: Tutta la pianura Firenze-Prato-Pistoia, presenta una forte urbanizzazione. L'amministrazione comunale, attraverso il nuovo Piano strutturale, ha dato un chiaro indirizzo in quanto le linee strategiche di fondo programmano una città rispettosa degli spazi verdi esistenti ed attenta a ridurre al minimo la nuova occupazione di suolo».
Secondo Cenni invece: «Il dato presentato dal forum deve essere capito bene in quanto non è chiaro, per esempio, se comprenda oltre l’abitato anche gli edifici artigianali e industriali. Comunque sia l’attenzione al riuso in caso di deindustrializzazione è materia allo studio anche da parte della Regione. E’ vero però che il Piano strutturale di Prato prevede, nell’arco di 15 anni, l’occupazione di 140 ettari di nuovi terreni dei quali il 40% di edficato vero e proprio e il 60% di standard, cioè spazi di servizio. Questi 140 ettari serviranno proprio al riordino urbanistico della città. Come si può pensare, infatti, di riprogettare territori degradati senza la disponibilità di nuovi spazi per la perequazione? Io credo - aggiunge - che i volumi zero siano un’ utopia». E ancora: «Prato ha dato tanto in termini di consumo di suolo perchè la città ha vissuto, storicamente, una forte spinta all’espansione e ha privilegiato la crescita economica rispetto alla razionalizzazione urbanistica. E’ accaduto anche nella produzione dove la quantità ha superato la qualità. Forse questo modo d’agire sta nel Dna della città. E’ comunque un fatto che Prato conti su un sistema dei parchi di 47mila metri quadrati».
Seconda domanda alla quale risponde di nuovo Cenni: «Innanzitutto rispetto alla proposta di intesa del 2007 con la Regione dove Prato metteva a disposizione solo il perimetro delle Cascine di Tavola, questa giunta è stata disponibile a metter in salvaguardai altri 2mila ettari di terreni agricoli nella fascia sud della città. Il fatto è però che la Regione non ha bloccato 180 ettari ma bensì 800 ettari di aree di frangia su 140 dei quali il Comune aveva progettato di perequare. E’questione di scelte: bisogna decidere se si vogliono, per esempio liberare le mura del Trecento dagli edifici che le occupano, o coltivare pomodori»
La terza domanda è per il vicesindaco Borchi: «La giunta Cenni, fin dal suo insediamento, ha programmato una forte azione politica e amministrativa per la valorizzazione dei parchi presenti sul territorio: dal centro di scienze naturali di Galceti, alle cascine di Tavola, al parco dell'ippodromo. Su questi parchi sono stati realizzati e sono in corso importanti opere di riqualificazione da mettere a disposizione dei cittadini. In particolare il sottoscritto, in qualità di assessore all'ambiente, ha posto al centro delle politiche ambientali il parco delle cascine di Tavola ed il suo recupero ambientale, architettonico e storico. E' in corso un confronto con la Regione Toscana affinchè all'interno del parco agricolo della piana possa cofinanziare il progetto che ha già visto, da parte dell'amministrazione, finanziamenti e opere per circa 800.000 euro».
Alla quarta domanda è l’assessore Cenni a rispondere: «Il censimento degli immobili sfitti o non usati può certamente rivelarsi utile anche sotto il profilo fiscale. Tenendo presente però che la proprietà privata è un diritto tutelato dalla Costituzione e che a Prato la questione delle proprietà frastagliate è una delle difficoltà nella progettazione della riorganizzazione urbanistica. Facciamo il caso del Macrolotto zero: su una stessa area i proprietari sono innumerevoli. Quindi per poter intervenire c’è bisogno di molto equilibrio, senza azioni dirigistiche ma nemmeno avallando lo status quo. Bisogna capire - conclude - che a Prato, in questa fase di crisi, o si cambia insieme o tutto è destinato a restare come è».
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