Da capo filatura da Menichetti all’invenzione della bobina
E’ un distinto signore di 76 anni che ancora, ogni mattina, va nella sua azienda dov’è attivissimo. Un imprenditore pratese come tanti. Ma solo in apparenza. Tiziano Romagnoli è infatti un “archimede”...
E’ un distinto signore di 76 anni che ancora, ogni mattina, va nella sua azienda dov’è attivissimo. Un imprenditore pratese come tanti. Ma solo in apparenza. Tiziano Romagnoli è infatti un “archimede” speciale. E’ un archimede del tessile. Ed è grazie anche alle sue invenzioni se i filati pratesi si sono distinti nel mondo. Tiziano Romagnoli non è altro che il babbo delle bobine di plastica delle filature. Di quei fusi (nella foto sono quelli più lunghi e verdi) che hanno fatto la storia di Prato. Ma anche delle prime rocche (sempre in plastica) a cui lui deve gran parte della sua fortuna industriale.
Tiziano Romagnoli è il classico imprenditore che ha avuto intuito, coraggio e ingegno e che grazie a queste caratteristiche ha creato un’azienda leader nel settore di accessori in plastica per il tessile che oggi produce oltre mille modelli di rocca utilizzati in tutto il mondo. «Sono originario di Imola - racconta Romagnoli - e sono arrivato a Prato per fare un lavoro di manutenzione in una filatura pratese, dal Menichetti. Ero dipendente di un’officina meccanica. Quando arrivai Menichetti mi offrì il posto di capo filatura e decisi di trasferirmi insieme a mia moglie».
All’epoca le rocche erano in legno, acciaio o tuttalpiù di carta. La plastica nasceva in quel periodo e Romagnoli ci entrò in confidenza grazie al cognato, di Torino, che faceva accessori in plastica per la Fiat.
«Con una macchina - racconta - cominciai a studiare cosa potevo realizzare e mi vennero in mente rocche e bobine. Dopo un anno che facevo prove nel tempo libero decisi di licenziarmi. Il titolare mi chiese se avessi deciso di passare alla concorrenza e quando gli spiegai il mio progetto decise di investirci: entrai in società col figlio, Massimo Menichetti. Cominciai così. Poi piano piano grazie al fatto che conoscevo tutte le fasi del ciclo tessile riuscii a inventare sempre nuovi prodotti. Conoscere ogni passaggio mi faceva conoscere quali erano i problemi e quindi potevo applicarmi per risolverli. Un percorso che mi ha portato a raccontare le mie “scoperte” perfino negli Stati Uniti in aziende sterminate...».(ile.r.)
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