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Prato

«Lega ladrona, anche noi qui a Prato lo sapevamo»

«Lega ladrona, anche noi qui a Prato lo sapevamo»

Tosoni e Paradiso, leader della diaspora, sono espliciti: «E’ stato uno dei motivi per i quali abbiamo fondato il movimento». Morganti: «Bossi una vittima»

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PRATO. E’ il mantra dei leghisti che arpionati nella bufera tangentizia del “cerchio magico” del senatur, cercano una via di scampo: «Noi siamo diversi». E pare vada bene per tutti.

Lo ha sostenuto l’europarlamentare del Carroccio, il vaianese Claudio Morganti, ex segretario regionale, distante dal cerchio magico ma vicino alla cordata Bossi-Calderoli, lo affermano quei leghisti non secessionisti che di Padania libera davvero non vogliono sentire parlare ma che la diaspora, invece, l’hanno fatta, appena in tempo: le camice verdi della Lega Toscana.

«Che nel cerchio magico di Bossi ci fosse qualcosa che non andava, si sapeva anche qui in periferia». Federico Tosoni, consigliere comunale, leader della Lega Toscana assieme al capogruppo Emilio Paradiso- movimento nato pochi mesi fa e già con un “tesoretto” di 750 tessere fatte e consegnate - è esplicito: «Uno dei motivi per i quali abbiamo deciso di staccarci è anche questo: l’opacità della gestione romana del partito le cui conseguenze pesanti si vedranno in maggio (con la tornata di amministrative ndr)». Insomma anche a Prato era arrivata voce che Roma era diventata ladrona anche per alcuni vip del Carroccio. «Ma noi - afferma Paradiso - con queste cose non c’entriamo proprio niente. E ne siamo orgogliosi». Certo, il rischio che ora la Lega si frantumi in mille pezzi c’è. Ma nè Tosoni nè Paradiso sono eccessivamente preoccupati. «Perché le leghe che sono nate ultimamente, quella toscana, quella veneta, quella ligure, la lega piemontese e quella delle Marche sono tutte in contatto tra loro. Sono le scialuppe di salvataggio sulle quali è salita la parte sana del partito - spiega Paradiso - che ora attende gli eventi». Che sono uno: il congresso autunnale nel quale verrà eletto il segretario che sostituirà Bossi. Le leghe regionali non hanno mai fatto mistero di sostenere l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni. «Se ci fosse lui alla guida del partito - concludono Tosoni e Paradiso - una riflessione sul rientro forse si potrà fare».

Morganti invece difende Bossi e lo giudica una vittima: «Il cerchio magico si stava approfittando di lui - spiega - e la cosa si sapeva». E ammette che il partito era in sofferenza per la cavalcata politica del Trota, Renzo Bossi, figlio “di mezzo” del senatur, ma vede comunque positivo: «Noi continueremo - conclude - ad essere il partito che si oppone al magna magna di Roma ladrona». (c.o.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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