Il Tirreno

Prato

Nel “Bugiardo” il desiderio di confondere la vita con il sogno

di Miriam Monteleone
Nel “Bugiardo” il desiderio di confondere la vita con il sogno

Va in scena al Metastasio una delle commedie più riuscite di Goldoni sulla debolezza umana Allestita dal Teatro Stabile di Verona, il regista Paolo Valerio si è affidato a Bartoli e Cantarelli

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PRATO. L'unico modo per giustificare una bugia, è dirne un'altra. La pensava così Carlo Goldoni quando scrisse "Il Bugiardo", una delle sue commedie più riuscite sulla debolezza umana. La porta in scena oggi il regista Paolo Valerio con Marcello Bartoli, Dario Cantarelli e gli attori del Teatro Stabile di Verona. Lo spettacolo stasera e domani (ore 21) è atteso al Metastasio, nell'ambito del ciclo "Monografie di protagonisti". Per domani alle 18 è anche in programma un incontro con la compagnia, coordina Gabriele Rizza. A seguire degustazioni a cura dei pasticceri del Consorzio pratese.

Nei panni del "Pinocchio" di turno il commediografo mette Lelio, figlio di Pantalone, che si finge un importante marchese napoletano, con il vizio della serenata d'amore, per conquistare la bella Rosaura. La scena è ambientata a Venezia.

«Il fine ultimo della menzogna nel Bugiardo è sempre l'universo femminile- spiega il regista- così inafferrabile e misterioso. Lo specchio riflesso della realtà, di un Narciso in attesa di innamorarsi di sé, come una Venezia doppia, riflessa nella laguna, sfumata e impalpabile. La commedia ci svela un'umanità che accanto alle bugie di Lelio è forse ancor più insopportabile: il cavaliere Ottavio è un giocatore incallito, le due sorelle Rosaura e Beatrice non si sopportano e non tengono in grande considerazione il padre; il Dottore è pronto a rimangiarsi la parola per sistemare al meglio le figlie. E ancora Florindo non attira neanche la simpatia del suo amico Brighella; Pantalone è un padre troppo debole nei confronti delle bugie e del comportamento del figlio Lelio».

Nella prima stesura goldoniana il Bugiardo veniva portato in carcere dalla guardie come a ristabilire alla fine una certa morale, ma nell'ultima stesura, seguita anche nella versione presentata stasera, Lelio promette di non mentire più, ridendo. Ma questa del resto è l'immortalità di Goldoni, la forza delle sue tipologie umane intramontabili, il potere teatrale dei suoi personaggi.

«Nell'opera c'è un desiderio di confondere la vita con il sogno- aggiunge Valerio- la realtà con la fantasia, è il sentimento che irresistibilmente spinge e attrae verso l'altra vita, la vita dove ogni cosa è possibile, dove non esiste finalmente la verità, ma soltanto una verità: la verità del desiderio di essere qualsiasi persona, cambiare nome, cambiare città e lasciare, perdere, cancellare il passato verso un futuro possibile. Questa commedia racconta quindi la debolezza umana, troppo umana, e sceglie un capro espiatorio, una vittima predestinata per scuotere una società ipocrita: Lelio».

Accanto a Bartoli e Cantarelli in scena ci saranno anche Roberto Petruzzelli, Andrea De Manincor, Roberto Vandelli, Michela Mocchiutti, Marta Meneghetti e Gioia Salvatori.

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