Il Tirreno

Prato

Stop alla fabbrica degli incidenti

Stop alla fabbrica degli incidenti

Chiusa l’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni, gli indagati salgono a 28. «Usavano Photoshop»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Foto di incidenti stradali ritoccate col programma Photoshop, referti medici gonfiati, assegni riscossi dal carrozziere anziché dal beneficiario. C’è questo e molto altro nell’inchiesta sulla “Fabbrica degli incidenti”, l’indagine condotta dalla sezione di pg della Finanza per conto del sostituto procuratore Laura Canovai, che in questi giorni ha tirato le fila notificando a 28 indagati l’avviso di chiusura indagini.

Si tratta dell’inchiesta che nel dicembre del 2008 fece scalpore perché ipotizzò che fossero stati fabbricati centinaia di falsi incidenti stradali per truffare le assicurazioni. Il conto totale è di oltre 500.

Ci sono voluti più di tre anni per analizzare la grande mole di documenti e file informatici sequestrati dagli investigatori, ma ora l’inchiesta è chiusa e la Procura si appresta a esercitare l’azione penale. Nel frattempo gli indagati sono saliti a 28, alcuni tirati in ballo proprio negli ultimi giorni.

Al centro di tutto, secondo gli inquirenti, c’era la carrozzeria Diamante di Montale, una delle più attive a cavallo tra le province di Prato e Pistoia. Uno dei due titolari, Attilio Della Pietra, finì agli arresti domiciliari insieme a un perito assicurativo, un consulente di pratiche auto e alla direttrice della filiale di Montale della Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Monica Calvetti. Ma ci voleva anche la “collaborazione” di alcuni medici (cinque furono indagati e sospesi per due mesi dalla professione) e di un avvocato civilista.

La tesi di cui la Procura si è sempre più convinta col passare del tempo è che questo gruppo di “furbetti dell’incidentino”, alcuni dei quali devono rispondere dell’accusa di associazione a delinquere, avesse messo in piedi un sistema ben collaudato per gonfiare i risarcimenti degli incidenti stradali, e in qualche caso fabbricasse anche sinistri che non si erano mai verificati.

Il meccanismo infatti si inceppò quando un automobilista, nel 2006, ricevette una richiesta di informazioni dalla sua assicurazione per un incidente che lui non si ricordava di aver fatto.

La sezione di polizia giudiziaria della Finanza decise di vederci chiaro ed è iniziata l’inchiesta che ora potrebbe dare un taglio al malcostume che sconfina nell’illegalità.

Monica Calvetti, la bancaria accusata di aver consentito l’incasso di assegni a soggetti diversi dai beneficiari, ha collaborato con la Procura e ha spiegato il meccanismo, per quanto era a sua conoscenza. Molti altri indagati invece si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e le stesse assicurazioni (particolare di non poco conto, anche se non ha un rilievo penale) hanno sporto denuncia contro le presunte irregolarità solo dopo che la guardia di finanza era andata a sequestrare i documenti nelle loro sedi.

Secondo quanto accertato in questi sei lunghi anni anni di indagini, sono cinque le assicurazioni che sarebbero state truffate da quella che il procuratore capo Tony definì nel dicembre del 2008 una «banda interdisciplinare di furbi».

I medici avrebbero gonfiato i punti di invalidità, i periti avrebbero chiuso un occhio, così come la bancaria per l’incasso degli assegni. E in molti casi, ha accertato la guardia di finanza, le foto degl incidenti sarebbero state ritoccate col programma Photoshop. Una pratica che forse lascia intendere che i presunti truffatori erano convinti che non sarebbero stati mai scoperti. Ma se ha ragione la Procura, forse hanno esagerato.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani