Il Tirreno

Prato

«Lascio l’azienda ai miei dipendenti»

di Maria Lardara
«Lascio l’azienda ai miei dipendenti»

Giovanni Nenciarini non vuol veder morire la tessitura di famiglia: «Li assisterò per un paio d’anni, poi esco di scena»

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PRATO. I capelli bianchi del sessantenne ci sono tutti. La pensione anche. Frutto dei sacrifici di una vita. C'è purtroppo anche la crisi che non allenta la morsa sul distretto e colpisce gli anelli più deboli della filiera. Ma il "vecchio" leone di Confartigianato Prato, lo storico presidente, ha il fegato di un ragazzino.

In quel di Vergaio, i telai della sua tessitura conto terzi girano da quarant'anni. Non saranno né i capelli bianchi né la pensione del terzista a fermarli. Giovanni Nenciarini continua a lavorare per uno scopo. Per una speranza di futuro che non è la sua. E nemmeno quella della figlia trentenne che sta per laurearsi in giurisprudenza e non vuole saperne della tessitura di famiglia.

Il futuro è una trama che Giovanni sta tessendo per i due dipendenti - gli unici - che, con l'artigiano, per tanti anni si sono rimboccati le maniche per tenere a galla la nave. Solo che capitan Nenciarini sta cercando di fare in modo che tutti i remi siano a posto. «E poi potrò lasciare l'azienda ai miei due dipendenti. L'idea mi frulla in capo da un po' e piace anche a loro - racconta -. Ne stiamo parlando da un po' di tempo. Uno ha 30 anni, l'altro ne ha 37. Il più anziano lavora con me da oltre 15 anni. Non voglio certo lasciarli in balia delle onde. Il momento è difficile, di questi tempi accollarsi una tessitura in proprio nasconde insidie. Per cui credo che lavorerò ancora un altro paio d'anni, in modo da "traghettare" nelle migliori condizioni possibili il passaggio ai miei operai».

Che, da ex dipendenti, prenderanno così in mano le redini dell'impresa artigiana. Una scelta di valore etico, quella di spendersi ancora per assicurare un futuro ai dipendenti e al nome di una tessitura che viaggia da quarant'anni sempre sul suolo di Vergaio, in cui l'imprenditore Nenciarini, che è anche vicepresidente della Camera di commercio, crede molto. Arrivata l'agognata pensione (da due anni), l'imprenditore avrebbe potuto tirare giù il bandone per sempre. E invece ha nel cuore quei dipendenti che considera come "figli" ai quali vorrebbe lasciare in eredità il lavoro. Gli affetti, insomma, prima degli affari. E ora come ora, si sa, nel tessile non sono rose e fiori. «Il declino è iniziato dal 2000 in poi, la crisi ha avuto una brusca accelerazione negli ultimi cinque anni. In questi anni ho avuto momenti di dolore e soddisfazione. Si arriva a un certo punto che serve un cambio di passo».

Da gennaio scorso la tessitura si è trasferita da via Tobbianese in via Franco Donnini, all'interno del nuova lottizzazione artigianale del Consorzio di Vergaio inaugurato nel settembre scorso. «L'ho fatto anche perché nei vecchi capannoni era diventata difficile la convivenza con gli insediamenti residenziali di recente costruzione, per le lamentele derivanti dal rumore dei telai». Quel rumore che è sempre stato musica per le orecchie di Nenciarini e che i suoi dipendenti vorrebbero continuare a sentire. «Uno di loro una volta mi disse: "Giovanni, se mi assisti posso provare a guidare l'azienda". Ecco, vorrei trasmettere loro tutta l'esperienza che serve prima del passaggio di consegne. Questo è un mestiere pieno di sacrifici: non darà la possibilità di fare i signori, ma di vivere dignitosamente sì. L'ho detto tante volte ai miei dipendenti. E' successo che per garantire la mensilità di stipendio a loro, me la sia tolta io. Se vanno a fare i dipendenti altrove, rischierebbero di non trovare lavoro o di finire magari in cassa integrazione».

La scelta del titolare solleva un altro problema diffuso nel distretto tessile, quello del ricambio generazionale nelle aziende. E dei figli che sempre meno seguono le orme dei padri. Nenciarini guarda ai giovani e nel suo progetto vorrebbe "nominare" erede anche un trentenne che attualmente non lavora con lui. «È un bravo assistente tessitore - dice -, ora purtroppo in mobilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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