Le aziende rischiano lo strangolamento
Anche Confidi in difficoltà. Campaioli: «Regione e enti pubblici devono intervenire per rifinanziare il patrimonio»
PRATO. Previsioni in chiaroscuro per l'anno 2012 del tessile. Il comparto, che nei primi mesi del 2011 aveva respirato una boccata d'ossigeno tanto da far recuperare lavoro e quote di mercato a diverse aziende del territorio, ha chiuso l'anno in picchiata. Non è tuttavia cominciato meglio.
«E' stata una partenza all'insegna del poco lavoro - dice Andrea Belli, imprenditore dell'orditura Gt 2000 presidente dei tessili Confartigianato - fino a una decina di giorni fa tutto era fermo, adesso qualche segnale di ripresa sta arrivando dal cardato. Ma se nel giro di un paio di settimane non arriveranno gli ordini definitivi dell'invernale, la situazione apparirà più chiara in senso negativo. E il timore è che si perdano ancora posti di lavoro non è infondato anche se voglio essere fiducioso che ciò non accadrà».
Finite le fiere, è tempo di tirare le somme e raccogliere quello che si è seminato. L'ultimo appiglio sul fronte fieristico è rimasto "Filo", il salone internazionale di filati e fibre per la produzione di maglieria in corso a Milano, dopodiché si dovrà davvero fare i conti con il mercato. «Eravamo davanti a un 2012 pieno di aspettative, che gli ultimi mesi del 2011 hanno fatto completamente crollare - spiega Moreno Vignolini, imprenditore tessile della Vallata e vicepresidente di Confartigianato Prato - l'inizio dell'anno doveva consolidare i risultati positivi raggiunti nella prima parte dell'anno scorso, invece c'è stata un'inversione di tendenza della situazione che da una parte vede le filature a pettine riprendere la produzione a stento; dall'altra, aumentare quella del cardato. Anche nella mia azienda il reparto della filatura è quasi fermo, al contrario della ritorcitura che mi permette di mantenere i livelli di occupazione e gli impianti coperti all'80%».
Che quello di Prato sia una distretto soggetto a sbalzi di produzione non è certo una novità solo che «in questo periodo questa caratteristica è particolarmente accentuata», fa notare Vignolini. «Occorre rendersi conto che quella che continuiamo a chiamare crisi - mette in evidenza - è diventata ormai la normalità, alla quale bisogna adattarsi. Cominciando a farsi una ragione del fatto che le grandi produzioni non verranno mai più fatte a Prato e che questo non deve rappresentare un problema, in quanto per far ripartire il lavoro sul territorio, considerando quanto si è ristretto il bacino di aziende, basterebbe che le tendenze moda più particolari guardassero alla nostre lavorazioni».
Migliora invece, secondo l'imprenditore, il rapporto tra terzisti e committenti. «Lanifici e manifatture di filati - aggiunge - stanno cominciando a rendersi conto che siamo una squadra. Stiamo entrando in una fase nuova che auspico porterà a un maggiore rispetto reciproco e una più giusta remunerazione delle lavorazioni contoterzi. L'inversione di tendenza non si avverte solo da parte dei committenti, ma anche dalla nostra: qualcuno comincia già a svendersi un po' meno». (ba.bu.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
