Il Tirreno

Prato

«Alle istituzioni chiediamo ascolto»

di Barbara Burzi
«Alle istituzioni chiediamo ascolto»

Il presidente Luca Giusti: «Pensano di conoscere quello che serve agli imprenditori senza conoscere le nostre esigenze»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO

«Care istituzioni, così non va». La tirata d'orecchie è arrivata dal presidente degli artigiani di Confartigianato Prato Luca Giusti, il quale chiede di dare maggiore ascolto alle imprese che sanno quali sono i provvedimenti che servirebbero loro per crescere.

In cima alle priorità indicate da Giusti per favorire lo sviluppo attraverso l'internazionalizzazione, motore trainante dell'economia, c'è l'accesso al credito. Basta però con le missioni all'estero fini a se stesse: «Occorrono norme che tutelino le imprese e diano loro e maggiori garanzie».

I dati diffusi a Prato da mister Pmi Giuseppe Tripoli, dicono che chi ha lavorato solo per il mercato interno non si è sviluppato come chi è andato all'estero. Che cosa si può fare per favorire questo processo tra le piccole imprese del territorio?

«Occorre agevolare l'accesso al credito che è una leva fenomenale per le imprese che vogliono investire e affrontare nuovi mercati. Le attuali difficoltà di accedere ai finanziamenti impediscono, di fatto, di sviluppare i nostri prodotti per l'estero. Invece di aiutare l'economia, gli istituti di credito utilizzano i soldi che arrivano dalla Banca europea per acquistare i Bot e ricomprare le loro obbligazioni a tassi vantaggiosi e intanto alle imprese non arriva un soldo».

C'è però chi intravede nel nostro modello imprenditoriale di riferimento una formula tramontata.

«Ci sono due scuole di pensiero: secondo qualcuno non c'è futuro per le piccole medie imprese, per altri, invece, non c'è futuro senza che ci sia prima un cambiamento. A mio avviso, il cambiamento non sta solo nelle dimensioni delle imprese, deve essere attuato un cambio di mentalità. E poi bisogna fare una distinzione tra imprese manifatturiere, che utilizzano sistemi di produzione seriale, e artigianali, le quali hanno bisogno di investire in creatività per internazionalizzare i loro prodotti».

Presidente, quali sono secondo lei i mercati più appetibili per le produzioni artigiane?

«Quelli europei non bastano più, bisogna guardare più lontano verso le economie emergenti. Il mercato cinese può rappresentare uno sbocco importante per la nostra produzione, ma per affrontarlo non bastano capacità produttiva e idee».

Ci spieghi meglio.

«Le imprese italiane chiedono di essere accompagnate e sostenute negli investimenti all'estero e nell'export, ma hanno anche la necessità di una una legislazione che le tuteli e dia loro maggiori garanzie quando si trovano a operare in certi paesi, altrimenti preferiscono non uscire dal mercato interno. Non si può pensare che basti essere su un mercato per vendere, servono dei programmi concreti di internazionalizzazione che sostengano le imprese anche nella fase dei contatti e delle operazioni commerciali».

La strada maestra indicata dall'Europa per sostenere l'internazionalizzazione è l'aggregazione di imprese. Che cosa ne pensa?

«Ci si aggrega solo su singoli progetti e iniziative. Un percorso di questo tipo non si può affrontare senza che ci sia affinità fra prodotti e soprattutto una forte intesa tra imprenditori che decidono di intraprendere insieme un percorso di questo tipo. Ricorso che si parla sempre di piccole aziende, non di multinazionali».

Da parte delle istituzioni, secondo lei, è stato fatto abbastanza?

«La cosa più giusta che le istituzioni possono fare è ascoltarci. Molto spesso invece si pongono un gradino al di sopra degli altri pensando di sapere quello che serve agli imprenditori senza, tuttavia, conoscere le nostre esigenze fino in fondo. Occorrono misure e strumenti tarati sulle specifiche caratteristiche delle imprese».

In particolare, a cosa si riferisce?

«Abbiamo necessità di provvedimenti per il rilancio e di far ripartire la nostra economia. Siamo d'accordo con la lotta all'evasione, ma tutto è improntato sul recupero dei soldi, mentre non si è ancora visto un provvedimento per lo sviluppo. E i soldi recuperati, in che modo vengono utilizzati? Se le istituzioni non cominceranno a porre attenzione allo spreco di risorse, da parte delle imprese non ci sarà mai interesse ad assumere a loro volta un atteggiamento virtuoso almeno finché non vedranno nel sistema un modello da prendere a esempio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera