Il Tirreno

Prato

Medaglia d’onore per il deportato Corrado Capecchi

di Walter Fortini
Medaglia d’onore per il deportato Corrado Capecchi

Aveva 22 anni quando si rifiutò di seguire i fascisti Il riconoscimento arriva a 4 anni e mezzo dalla morte

2 MINUTI DI LETTURA





CARMIGNANO

La medaglia ancora non c'è. Sarà consegnata appena pronta. Ma la lettera che ufficialmente la conferisce è arrivata. E quello conta. Una medaglia d'onore (e alla memoria in questo caso) per Corrado Capecchi, che non c'è più da quattro anni e mezzo, e per tutti quei cittadini o militari rastrellati negli anni della guerra e deportati nei campi di lavoro nazisti - quelli che ce l'hanno fatta, come Corrado, e quelli che no -, una medaglia che simbolicamente colma il silenzio che per tanti (e troppi) anni ha circondato i patimenti e il sacrificio di quei 600 mila soldati di un esercito italiano smarrito fatti prigionieri all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943, diventati in un giorno da alleati nemici, ma che dissero "no" all'offerte dei fascisti della Repubblica di Salò. Allora Corrado Capecchi, che ha passato tutta la vita a Carmignano, aveva 22 anni. Si trovava in Albania come carabiniere ausiliario (all'epoca risale la foto ndr) e fu deportato in un campo di lavoro nel nord-ovest della Germania, tra Hannover e Braunschweig: un campo dove si mangiava una volta al giorno (se andava bene), come raccontava Corrado, un campo dove si pativa la fame, il freddo e si moriva, dove angherie e crudeltà gratuite erano all'ordine del giorno e nelle cui vicinanze gli internati costruivano improbabili anfibi, aerei e bombe volanti. Corrado ci passò più di un anno e mezzo, fino al 12 aprile 1945. Poi i tedeschi fuggirono, il campo fu liberato e riuscì a tornare a casa. Per diversi anni ha cercato giustizia al silenzio riservato alla storia sua e di molti altri. Si è spento con la consolazione di una medaglia d'onore annunciata dal Parlamento alla fine del 2006: la stessa medaglia che il figlio Alessandro ha chiesto lo scorso ottobre e che la lettera della presidenza del consiglio dei ministri ora recapitata ufficialmente attribuisce. Per riceverla ci sarà solo da attendere il tempo del conio. Appena pronta sarà inviata alla Prefettura , che potrebbe consegnarla privatamente o in un evento pubblico. Intanto non resta che rileggere le pagine di quel diario di prigionia che sempre il figlio Alessandro, con un tuffo al cuore, ritrovò casualmente un anno fa, dimenticato in soffitta: il regalo più bello che Corrado poteva fare. E' un inno alla "libertà santa e bella". Poche pagine , perché la carta era poca e la speranza si affievoliva, ma intense. L'ultima pagina la trovate tra le "Storie di casa nostra" sul sito della Pro Loco, www.carmignanodivino.prato.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web