Il presidio
Antonio, la voglia di aiutare il prossimo
Zhou Yimin, portavoce dei buddisti cinesi, è il primo volontario soccorritore di Prato e lavora per la Croce Rossa
PRATO. Ancora non gli è capitato di fare un massaggio cardiaco o una respirazione bocca a bocca per salvare una vita umana. Il suo tirocinio di 60 ore non è ancora terminato. Ma può salire su un'autoambulanza e tenersi pronto quando arriva una chiamata del 118. Nella sede pratese della Croce Rossa, Antonio si sente a casa. Il suo turno si svolge solitamente di sabato pomeriggio, dalle 14 alle 18.
Ma Antonio non è pratese. È un nome scelto per comodità per amici e conoscenti italiani. Questa invece è la storia di Zhou Yimin, il primo volontario soccorritore cinese di Prato e, forse, d'Italia.
Orgoglioso di portare la storica uniforme "rossa". La storia di una scintilla scoccata con il mondo del volontariato nell'aprile 2011, quando l'associazione dei buddisti cinesi di cui Antonio Zhou è portavoce donò alla Croce Rossa una cucina da campo per l'emergenza profughi.
Il suo cuore di credente buddista (è un monaco laico) era già educato al principio della compassione, nel senso etimologico della parola latina caro alla scuola orientale, che significa partecipazione ai sentimenti di dolore e gioia altrui.
Dunque, il prossimo in primo piano.
«Con la Croce Rossa collaboriamo ogni anno durante l'organizzazione del Capodanno cinese. Con la presidente si è creato un clima di fiducia reciproca. Mai avrei pensato al mondo del volontariato in vent'anni che sono in Italia».
Fu una chiacchierata con la presidente del comitato pratese della Croce Rossa, Maria Paola Bini, a far scattare la molla del prodigarsi per il prossimo. E ben vengano le nuove leve della solidarietà visto che, com'è noto, il mondo del volontariato è in crisi un po' dappertutto.
Ma Antonio Zhou non voleva essere una mosca bianca, l'unico iscritto discendente dell'Impero Celeste ad "arruolarsi" in Croce Rossa (a Prato conta circa 400 iscritti). Trascinò con sé, in questa avventura del volontariato iniziata a cavallo dell'estate 2011, una ragazza e un altro giovane cinese (quest'ultimo ha poi mollato l’avventura).
«L'eccezione di un cinese iscritto sarebbe stata troppo evidente. Ho lanciato il sasso, se ho dato l'esempio lo diranno i miei connazionali. Volevo dare un contributo alla società in cui vivo. Affinché i pratesi ci riconoscano, dobbiamo comportarci come dei pratesi "di origine cinese". Per cui fare volontariato non dovrebbe essere un'eccezione. Sto cercando di motivare soprattutto le seconde generazioni. Appena ripartiranno i corsi per volontari soccorritori, spargerò la voce anche tra i giovani, soprattutto quelli che ruotano intorno all'associazione buddista. Non voglio certo rimanere da solo».
Sulla storia della Croce Rossa italiana Zhou è molto preparato.
«È stato bello studiare le origini legate alla battaglia risorgimentale di Solferino. In pochi mesi ho conseguito tre livelli, l'ultimo è quello per operatore per il soccorso e l'emergenza sanitaria. A settembre ho sostenuto il secondo esame, il terzo risale a dicembre e comprendeva sia la parte teorica che pratica. Li ho superati tutti. Ho imparato le tecniche di primo soccorso anche sui bambini».
Antonio Zhou non si sente "speciale", non ha cariche all'interno dell'associazione buddista se non il compito d'interfacciare con le istituzioni locali (e non è poco).
E' persona umile e modesta, con la mente sempre in allenamento perché per lavoro traduce fiumi di carta dal cinese all'italiano e viceversa.
La sfida del volontariato lo ha appassionato, tanto che durante il suo breve viaggio di ritorno in Cina a settembre si è fatto mandare le slide del corso per posta elettronica. Eppure proprio in Cina la cultura del volontariato stenta a diffondersi.
«Il buddismo insegna a essere generosi, una generosità che si esprime solitamente attraverso donazioni materiali come offerte in denaro. Il volontariato inteso come assistenza al disabile o alla persona anziana non è ancora un concetto popolare. Ma qui viviamo in Italia, non in Cina».
Ad Antonio brillano gli occhi quando racconta i suoi sabato pomeriggi nella sede della Croce Rossa.
Dell'affiatamento che si è creato con l'amico Franco, volontario pratese da trent'anni.
«Sento il loro affetto e lo spirito di squadra - dice -: il sabato pomeriggio stiamo in sede oppure andiamo a fare servizio all'Omnia Center».
Come prendere sul serio il volontariato, insomma.
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