Il Tirreno

Prato

“Il Topo”, la scuola del Met prepara lo spettacolo antiteatrale

di Valentina Ceccatelli

Al Magnolfi iniziano i corsi del secondo anno, venti gli allievi selezionati provenienti da tutt’Italia Paolo Magelli: «Questa per me è una sfida, voglio insegnare e sperimentare su me stesso»

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PRATO

Alla Rasoia, sulle colline pratesi, sopra La Cartaia, c'è un grosso topo nero, talmente speciale da essersi meritato un nome proprio. Si chiama Jack il Nero, ed è frutto dell'immaginazione dell'autore pratese Raffaello Pecchioli.

Proprio Jack il Nero, insieme al fantasma di un bambino morto con tre nomi, ma detto Carruba, suo padre,e al protagonista del libro “Il Topo”, sono la sfida raccolta da “Il mestiere del teatro”, la scuola di teatro del Metastasio che inizia in questi giorni il suo secondo anno con 20 giovani aspiranti attori, nelle stanze del teatro Magnolfi di via Gobetti.

I ragazzi che seguono la scuola, cinque ora al giorno tutti i giorni, sono stati accuratamente selezionati e non vengono solo da Prato: c'è chi arriva da Trento, Arezzo, o da Foggia; ci sono i pendolari e c'è chi, invece, ha scelto di venire a vivere a Prato proprio per seguire la scuola e le proprie aspirazioni.

Le materie che seguono sono drammaturgia, studio sulla voce e sul movimento, studio sugli stili dal teatro greco a quello contemporaneo, con l'idea finale di dare ai migliori l'opportunità di entrare a far parte delle produzioni del teatro Metastasio, creando così un vivaio di futuri attori residente nella città di Prato.

«Per il terzo anno inizieremo lavori più compiuti e lavoreremo su temi più specialistici - spiega Marcello Bartoli, insegnante principale dei giovani attori - Shakespeare e la commedia dell'arte, le maschere dal teatro plautino fino a quello contemporaneo. Abbiamo molti allievi davvero bravi, e fra di loro non c'è rivalità. Sono un gruppo affiatato, che regge lo sforzo di essere qui tutti i giorni per cinque ore, destreggiandosi fra università o lavoro. Si tratta di un vero e proprio serbatoio di attori per il teatro».

Quello che gli allievi della scuola metteranno in scena a giugno, “Il Topo”, è un inizio difficile per questo secondo anno.

«È un romanzo di Raffaello Pecchioli, grande autore e poeta pratese - spiega il direttore artistico del Metastasio Paolo Magelli - al di la del suo essere più o meno conosciuto di altri, è un intellettuale di enorme livello, conosciuto solo da chi ama poesia e letteratura. Scrive da tutta la vita, e non si è nemmeno iscritto alla Siae: è un uomo contro, uno degli autori più raffinati e difficili».

Attenzione però a non credere che “Il Topo” vedrà una facile trasposizione teatrale.

«Il Topo è una sfida - continua Magelli - voglio insegnare, e sperimentare su me stesso, come mettere in scena un uomo solo, il fantasma di un bambino morto e un topo, lavorando su un romanzo senza dialoghi. E' possibile, ed è bello farlo con attori in divenire come i ragazzi del secondo anno di questa scuola. Un grande gruppo a costo zero: mettere insieme 19 attori professionisti sarebbe costato l'intero bilancio di un teatro, e la nostra è una scuola povera. In tempi come questi, in cui la cultura subisce continui tagli, sapere che ci sono così tanti giovani disposti a fare sacrifici per il teatro, così come i loro insegnanti, è rinfrancante».

"Il Topo” è stato definito da molti come un'opera antiteatrale, di difficile trasposizione, proprio a causa della mancanza di dialoghi fra i personaggi.

«Possiamo usare la terza persona di Brecht - spiega Magelli, riferendosi all'effetto di straniamento che l'autore tedesco otteneva trasformando gli attori in narratori in grado di saper "mostrare di mostrare"- dimostreremo che è possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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