Cenni: «Mi hanno preso tutto, il caffè lo pagate voi»
Il sindaco a ruota libera dopo il sequestro conservativo dei beni della famiglia «In quelle carte non riconosco la mia azienda». Non pensa alle dimissioni
PRATO
«Volete sapere quanto mi hanno sequestrato? Tutto. Case, macchine, conti correnti, perfino i 7.000 euro che avevo messo da parte per mio figlio Piergiulio. Insomma, proprio tutto: se andiamo a prendere un caffè dovete pagare voi».
Roberto Cenni lo dice col sorriso sulle labbra, davanti a cronisti e telecamere, sullo sfondo del gonfalone del Comune, ma non c’è dubbio che il sindaco si renda conto che sta attraversando il momento più difficile della sua vita di imprenditore prestato alla politica. Ancora lunedì all’ora di cena diceva di essere all’oscuro di quello che stava succedendo, cioè che gli ufficiali giudiziari stavano notificando i provvedimenti di sequestro conservativo sui beni familiari, su disposizione del giudice civile in relazione al fallimento della Sasch. Ieri ha capito che doveva parlare alla città e si è sottoposto al fuoco di fila delle domande, ben attento a non polemizzare più di tanto con la Procura coi giudici.
Lo stesso atteggiamento che aveva adottato durante la campagna elettorale quando fu pubblicata la notizia dell’inchiesta sulla presunta evasione fiscale della Sasch e Cenni evitò di parlare di “giustizia a orologeria”, a differenza di alcuni esponenti politici che lo sostenevano.
Sindaco, come si sente?
«C’è una sensazione di smarrimento, poi il resto verrà tra qualche giorno quando uno avrà capito che cosa sta succedendo».
Ha letto le carte?
«Le prime pagine sì, poi continuando a leggere non riconoscevo quella che è stata la mia azienda, come si è sviluppata, quello che ha fatto».
Lei ha già detto che non molla.
«Come vedete sono qui. Dopo di voi ho appuntamenti, domani vedrò il sottosegretario Improta per parlare del progetto della Declassata, per cui andiamo avanti».
Sente di avere la serenità necessaria per andare avanti nel mandato?
«Ho questa serenità e credo di saperla valutare nel modo di comportarmi e nelle dichiarazioni che rilascio».
Ha ricevuto la solidarietà dai partiti che la sostengono?
«Ho ricevuto moltissime telefonate e mail di sostegno. E’ una cosa che ti dà tranquillità e sicurezza. Ce ne sono alcune che fanno particolarmente piacere. Per esempio quelle dei dipendenti che mi hanno chiamato quando ci fu l’avviso di garanzia. Sono ancora storditi e meravigliati di quello che sta succedendo».
Il sequestro comporta il blocco dei beni della sua famiglia. Che cosa significa?
«Quello che mi ha lasciato un po’ attonito è che c’erano da parte dei soldi di Piergiulio (il figlio quindicenne di Cenni, ndr) che aveva messo da parte in occasioni di compleanni e cresime, 7.000 euro, anche quelli sono stati sequestrati».
Il Pd dice che il sindaco ci deve assolutamente togliere dall’imbarazzo.
«Forse per loro sono stato imbarazzante fin dal 2009, quando dopo l’amministrazione di centrosinistra c’è stato un cambiamento, ma dovrebbero valutare quello che la città ha deciso allora. Era successo anche prima delle elezioni (quando si ebbe notizia dell’accusa di evasione fiscale mossa al cognato Rosati, ndr), ma poi tutto è finito in un’assoluzione, alla quale i giornali non hanno dato grande spazio».
Come si difenderà dal procedimento penale per bancarotta nel quale è indagato?
«Mi sono sempre comportato con trasparenza e onestà. Credo ci sarà modo di far venire fuori questo mio comportamento. Certamente poi quando vai a leggere le carte sembra di vedere un’altra azienda, non l’azienda che faceva capo alla nostra famiglia».
Di fronte a un elettorato che l’ha premiata come imprenditore di successo, lei ora si sente a disagio?
«Quando una persona per oltre quarant’anni fa un tipo di lavoro e poi succede quello che succede (tenete presente che mai e poi mai avrei immaginato questo epilogo e difficilmente capisco le logiche economiche che hanno portato a un epilogo del genere), non è che poi uno non è più un imprenditore. Per quarant’anni questa attività l’hai fatta»
Si sente vittima della crisi?
«Indubbiamente la Sasch si è molto sviluppata tra il 2005 e il 2008 con una situazione di crisi generalizzata (ho in mente un dato: all’inizio del 2000 eravamo 400 e quasi mille nel 2010, mentre il distretto ha perso oltre il 40% dell’occupazione). Ora a leggere quelle carte si sembra una ditta di sgangherati e di scellerati. Invece siamo arrivati ad avere 270 negozi in 32 paesi, non mi sembra fosse una cosa semplice da realizzare. Se poi nel 2008 ti capita una crisi come quella dei subprime in cui l’indebitamento che pesa sull’azienda diventa un macigno, capita che la valutazione del sistema bancario sull’azienda sia cambiata completamente».
Il suo ex avvocato Olivetti Rason ha affermato che lei era presente alle riunioni per il salvataggio della Sasch. Lei invece aveva affermato di aver sempre tenuto separati i ruoli di imprenditore e sindaco.
«Basta guardare le mie agende, che ho messo a disposizione del consiglio comunale. In due anni e mezzo non credo di aver passato dieci giorni di fila in azienda. Chiunque ha fatto impresa si rende conto che basta mancare una settimana e spesso le cose sono cambiate. Andare a salutare delle persone o vedere persone che avevano manifestato l’intenzione di rilevare il marchio Sasch, non mi sembra una cosa assolutamente impropria. Poi, ripeto, basta guardare il mio telefonino e la mia agenda per rendersi conto di quello che è stato il mio lavoro in questi due anni e mezzo».
Alle affermazioni dell’avvocato Gian Paolo Olivetti Rason aveva replicato uno dei legali che assistono Roberto Cenni, il professor Gianni Baldini, che aveva ingaggiato un duro botta e risposta con l’ex legale del sindaco.
C’erano state voci che intorno alla metà di febbraio sarebbe accaduto qualcosa. Su questo ha fatto una riflessione?
«Queste voci hanno meravigliato anche me. Devo dire che poi in effetti si sono dimostrate vere. Come mi resta il dubbio sulla pubblicazione di alcuni documenti che tendenzialmente dovrebbero rimanere riservati (Cenni si riferisce a quanto pubblicato dal Tirreno sui rilievi mossi dai curatori fallimentari, che hanno innescato l’inchiesta per bancarotta, ndr)».
In sostanza, si sente vittima di una manovra politica?
«Non ho gli occhi foderati di prosciutto, faccio le mie riflessioni, ma so anche che le riflessioni non aiutano a uscire da una situazione».
L’opposizione le ha chiesto di fare un passo indietro. E’ sottoposto a pressioni non comuni. Pensa alle dimissioni?
«Alle pressioni sono abituato fin da quando ero bambino. Quanto alle dimissioni, ci penserò solo quando dovessi perdere il sostegno della maggioranza o mi rendessi conto di non poter più operare per il bene della città».
I riflettori si spengono, almeno per ora, e i flash dei fotografi smettono di scattare. Cenni si avvia verso il suo ufficio, ma prima si ferma ancora un po’ a conversare coi cronisti. Si parla degli aspetti pratici, concreti, del sequestro conservativo per decine di milioni di euro che gli è stato notificato lunedì sera.
«E’ vero, mi hanno bloccato tutto - spiega il sindaco - Non posso nemmeno fare acquisti con la carta di credito. Se andiamo al bar a prendere un caffè dovete pagare voi...». A dispetto del momento, riesce a non smettere di sorridere. E a chi gli chiede come farà a tirare avanti, non si sottrae alla battuta: «Sentirò la mamma se mi presta qualcosa».
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