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Prato

Nuovo ospedale, siamo alle rifiniture

Nuovo ospedale, siamo alle rifiniture

Sopralluogo della commissione. In ritardo la nuova viabilità e la destinazione della vecchia area

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PRATO

I lavori del nuovo ospedale procedono spediti, rispettando la tabella di marcia, e la struttura sarà probabilmente completata per gli ultimi mesi del 2012: il parere della commissione che ieri mattina ha visitato il cantiere non potrebbe essere più positivo: «In alcuni punti stanno già approntando le rifiniture, anche se i piani superiori sono un po' più indietro» spiega Ivano Menchetti, assessore alle infrastrutture della Provincia. «Dopo la fine dei lavori, a dicembre 2012, ci sarà la consegna dei locali e il periodo necessario al collaudo - spiega il direttore dell'Usl 4 Bruno Cravedi - fatto questo, potremo iniziare il trasferimento dei pazienti dalla vecchia struttura alla nuova. Per un certo periodo i servizi dovranno proseguire in parallelo in entrambe le strutture, ma nel settembre 2013 il nuovo ospedale dovrebbe essere pronto e operativo». Ospedale che spingerà a un ripensamento del concetto di salute: «Questa nuova struttura presuppone rapporti e collaborazioni molto forti col territorio - dice la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi - oltre a strette collaborazioni coi medici di famiglia e le iniziative che riguardano la salute al di fuori dell'ospedale». Necessità già allo studio: «Lavoriamo per integrare la rete di servizi sul territorio - dice Cravedi - Rsa, distretti, Cup, punti di primo soccorso, guardie mediche». Anche se i lavori procedono a ritmo serrato, una nota dolente rimane: i lavori per la mobilità di accesso al futuro ospedale sono in ritardo. «Un ospedale come questo ha bisogno di una viabilità che possa sostenerne il traffico - spiega Cravedi - e l'allargamento di viale Nam Dinh è in ritardo». Un secondo nodo da sciogliere è quello della destinazione dell'area del vecchio ospedale: «Una palazzina resterà sicuramente in attività, quella di malattie infettive, che diventerà una struttura da 30 posti letto per pazienti dimessi ma non ancora in grado di essere autosufficienti, e per quei pazienti che hanno bisogno di cure di intensità inferiore a quelle fornite dall'ospedale, ma che non possono ricevere a casa - spiega Cravedi - per il resto dell'area c'era un accordo col Comune, che avrebbe dovuto acquistarla per riutilizzarla, ma è saltato. Una legge regionale ci è venuta incontro, permettendo alla Regione di valutare il valore dell'immobile, capire se il Comune è intenzionato all'acquisto e, in caso contrario, inserire l'immobile sul mercato».

Valentina Ceccatelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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