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L’humor di Woody Allen al Manzoni

L’humor di Woody Allen al Manzoni

L'humor di Woody Allen funziona anche a teatro. Ne è convinto Armando Pugliese che firma la regia dello spettacolo "La lampadina galleggiante" in programma, per la prima volta in Toscana, da stasera...

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L'humor di Woody Allen funziona anche a teatro. Ne è convinto Armando Pugliese che firma la regia dello spettacolo "La lampadina galleggiante" in programma, per la prima volta in Toscana, da stasera alle 21 fino a domenica (ore 16) al teatro Manzoni di Pistoia. In scena ci sono Mariangela D'Abbraccio (nel ruolo in passato interpretato dalla Giuliana De Sio), Fulvio Falzarano e Mimmo Mancini.

La storia è ambientata in una degradata periferia di New York del 1945 e racconta le vicende di una stravagante famiglia ebrea in piena crisi esistenziale ed economica. Per informazioni contattare il teatro allo 0573/ 991609.

«L'opera di Allen è chiaramente inverosimile, eppure presentata con una naturalezza disarmante che la rende plausibile - spiega il regista Armando Pugliese - il testo conquista ed emoziona, catturando il pubblico con la magia e la poeticità dei suoi dialoghi e dei suoi personaggi, che difficilmente si dimenticano. Per chi conosce Allen e la sua comicità, la sorpresa è notevole: qui è tutto diverso, più intimista e solitario, l'ironia è leggera, amara, sconsolata; i personaggi inseguono qualcosa che non trovano mai e i loro sogni svaniscono in uno straziante senso d' impotenza».

Nella vicenda infatti il padre sogna di vincere alla lotteria e scappare con la sua amichetta, una cameriera di un locale di quart'ordine, ma è assalito dagli strozzini; la madre da ragazzina voleva fare la ballerina e ora progetta di vendere fiammiferi personalizzati per corrispondenza, anche se le sue frustrate ambizioni di successo si riversano sul figlio pseudo artista. Dei due figli, uno appicca gli incendi, l'altro vorrebbe fare il prestigiatore ma è letteralmente terrorizzato dal pubblico e continua a balbettare. Infine c'è un manager il cui migliore cliente è un cane che canta. Dall'incontro tra madre con ambizioni artistiche e manager fallito si sviluppa il nodo drammatico del testo.

Dalla penosa esibizione del figlio "mago" davanti al finto impresario si passa al desolante rivelarsi di solitudini che sono destinate a non incontrarsi mai, ed ogni illusione si infrange nel progressivo delinearsi di tante identità fallite e destinate a rimanere tali. (mi.mo.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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