750 milioni di crediti in sofferenza
Tonato, vicepresidente della Bpvi: «Si chiede più di quanto si risparmia»
PRATO
Settecentocinquanta milioni di euro. I crediti in sofferenza, cioè difficilmente esigibili da parte delle banche nei confronti delle imprese del distretto toccano livelli da capogiro ma per fortuna degli imprenditori i rubinetti dei finanziamenti sono ancora aperti a pieno regime. È contrastato lo scenario che emerge dal consiglio comunale straordinario convocato sul tema del credito. I dati comunicati da Franco Tonato, vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza, presente ieri pomeriggio in aula per la relazione al consiglio in veste di rappresentante regionale dell'Abi rendono l'immagine di una città che vive al di sopra delle proprie possibilità, ma con le banche pronte a pompare credito per evitare l'affondamento del sistema Prato. Ben 29 sono gli istituti di credito presenti nel solo territorio comunale, per un totale di 104 sportelli. Nel 2011 gli impieghi sono aumentati rispetto ad un anno fa, nonostante la recrudescenza della recessione e il timore del taglio dei prestiti. «Prato chiede più di quanto risparmia» è la sintesi di Tonato, che ha evidenziato un altro costume anomalo dei pratesi. Quando si tratta di investire preferiscono un prestito dalle banche piuttosto che rischiare capitali propri. Per dirla in termini tecnici esiste uno sbilanciamento fra il capitale delle imprese e l'uso della leva finanziaria. Tonato ha messo alcuni paletti fermi nell'analisi. Mentre il consiglio ha dovuto constatare nelle voci di Francesco Innaco del Pdl e di Nicola Oliva del Pd - rispettivamente presidente e vice della commissione sul credito - la difficoltà di avere informazioni precise dalle banche e dalle associazioni di categoria circa l'utilizzo del risparmio dei pratesi. «In un anno e mezzo è stato impossibile capire il percorso che fanno questi soldi. Quanti vanno in investimenti di Borsa e quanti in favore delle imprese manifatturiere locali e nazionali?» si è chiesto Oliva, che ha rinnovato la proposta di adottare una rigida separazione fra l'attività bancaria e gli investimenti finanziari.
Carlandrea Poli
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