Il presidio
Aiutò il boss Provenzano gli sequestrano l’azienda
A Prato sigilli all’impresa edile Calà Maria: secondo la Finanza era di Baratta, arrestato in Sicilia per aver favorito la latitanza del capo di Cosa Nostra
Una società edile riferibile a un imprenditore in odor di mafia, Antonino Baratta, 64 anni, già arrestato per avere favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, è stata sequestrata a Prato per la futura confisca. Si tratta dell’impresa edile Calà Maria (stretta congiunta di Baratta), una società individuale con sede in piazza Sant’Antonino, in pieno centro storico.
I provvedimenti sono stati presi dalle sezioni misure di prevenzione dei Tribunali di Palermo e Trapani, a seguito di indagini condotte dal Gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) del nucleo di polizia tributaria di Palermo. Oltre a Baratta, originario di Termini Imerese, i provvedimenti hanno colpito Salvatore Messina Denaro, fratello del boss Matteo Messina Denaro. Funzionario di banca, Salvatore Messina Denaro era stato arrestato a marzo 2010, quale reggente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per associazione a delinquere di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di valori, nell’ambito dell’operazione «Golem fase II». Gli sono stati sequestrati una società di distribuzione alimentare con sede a Castelvetrano, due terreni a Campobello di Mazara, una Mercedes e disponibilità bancarie per oltre 300 mila euro.
Ad Antonino Baratta, invece, che aveva una delle sue società a Prato, si contesta di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano e intrecciato rapporti di natura affaristico-mafiosa con noti esponenti di Cosa nostra, tra cui l’ex latitante Antonino Giuffrè. Baratta è stato colpito da confisca di beni per un valore di 1,3 milioni di euro. L’imprenditore edile era stato condannato, con sentenze definitive, per furto e omicidio colposo; a suo carico è stata eseguita la confisca di due aziende (oltre a quella di Prato, una a Termini Imerese), quattro immobili a Termini Imerese e Collesano, un lotto di terreno, un camion e disponibilità bancarie.
L’impresa edile Calà Maria era stata sottoposta a sequestro già qualche tempo fa e di fatto non era attiva. Raggiunta al telefono, la titolare conferma di aver ricevuto la visita della guardia di finanza, ma preferisce non entrare nel merito dei motivi che l’hanno spinta a spostare la sede legale da Palermo, dov’era prima, a Prato. In realtà all’indirizzio della sede legale non c’è alcuna impresa edile. Non è escluso che l’indirizzo sia fasullo.
La confisca di beni ha colpito anche un esponente di rilievo della famiglia mafiosa del quartiere palermitano di Pagliarelli arrestato nel 2004 dal Gico nell’ambito dell’operazione «Cantiere aperto». Il tribunale di Palermo ha disposto a suo carico la confisca di 4 immobili a Palermo, nel quartiere Montegrappa-Santa Rosalia e immobili del valore di circa 370 mila euro a carico dei suoi parenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
