Gli ordini non ci sono ma i filatori non piangono
Gli ultimi mesi dell’anno hanno registrato il calo più brutto degli ultimi tempi «Questa fiera ci serve per capire come andranno le cose ma siamo ottimisti»
di Barbara Burzi
PRATO. Il crollo verticale dei consumi ha investito in pieno anche il settore dei filati. Quello che era cominciato come un anno straordinario è finito molto male per gli imprenditori a monte della filiera riuniti ieri alla Fortezza Da Basso di Firenze per Pitti Filati. La fiera, in corso fino a domani, si è aperta nel segno dell’incertezza degli espositori che non hanno nascosto la loro preoccupazione per i prossimi mesi. In coda all’anno scorso il comparto ha subito una battuta d’arresto che tuttora sta proseguendo. A confermarlo è lo stesso presidente della sezione produttori di filati dell’Unione industriale Francesco Lucchesi che in fiera presiede lo stand di “Accademia I grandi filati italiani”: «Il 2011 sarebbe stato un anno da ricordare se non fosse stato per la crisi che da settembre a questa parte si è abbattuta sul settore». Una dichiarazione condivisa anche da Roberta Pecci dell’azienda Pecci filati: «C’è stato un calo di fine anno che ci ha lasciati piuttosto perplessi – commenta – a maggior ragione questa edizione di Pitti sarà importante per capire cosa succederà nel proseguo del 2012». Nemmeno Giancarlo Bennati della Filcompany nasconde le sue perplessità per gli effetti che questo calo degli ordini avrà sul 2012. «C’è grande incertezza per il futuro – dichiara dal suo stand al piano inferiore del padiglione centrale – per come si è messa la situazione, penso che per i primi mesi dell’anno non ci sarà da lavorare. Non avevo mai visto un calo di lavoro così: stavo facendo un + 25%, ma a causa di questo crollo ho perso il 15% di fatturato chiudendo l’anno con +10%». Volendo trovare delle cause di tutto ciò, Bennati sintetizza: «Credo che oltre alla situazione dei mercati internazionali , una parte di colpa della crisi in corso sia da attribuire alle condizioni climatiche». Dichiarazioni di cauto ottimismo arrivano invece da Ste fano Milanesi della New Mill di Montemurlo. «E’ stato un anno buono per l’azienda – afferma – a differenza di altre volte gli ordini dell’invernale sono partiti molto presto e prima di luglio non abbiamo registrato alcun calo. Riguardo al futuro si avverte molta incertezza anche se molti gruppi europei, in particolare quelli italiani, tedeschi e spagnoli, stanno tornando ad acquistare maglieria nel bacino del mediterraneo». Cosa significa? «Si tratta di un segnale importante per la produzione italiana – sottolinea - del resto la crisi finanziaria ha colpito anche i grandi gruppi, che non potendo più fare pagamenti tramite lettere di credito a causa delle restrizioni del sistema bancario stanno tornano ad acquistare in Europa». Entusiasmo allo stand di Ilaria Manifattura lane per i risultati del 2011: «l’azienda ha chiuso con un fatturato in rialzo del 25%”, dichiara Jacopo Bruni. «Ma quello che conta davvero sono gli utili - fa notare - se vogliamo avere un ritorno, bisogna tornare a rincorrere il profitto, un obiettivo che noi riusciamo a raggiungere grazie a una produzione di nicchia ».
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