Favori al camorrista, poliziotto indagato
La Dda chiede il rinvio a giudizio e ipotizza che l’ispettore abbia falsificato le firme sul registro della Questura
di Paolo Nencioni
PRATO
Emanuele Bagnati, ritenuto vicino al clan camorristico di Ercolano Iacomino-Birra doveva stare a Prato e firmare ogni giorno in Questura. Invece era in Campania, ma qualcuno continuava a firmare al posto suo, come se lui, che aveva l’obbligo di dimora, non si fosse mai allontanato. E’ questa circostanza che ha messo nei guai un poliziotto ora in pensione dopo un ventennio di esperienza prima al Commissariato e poi in Questura, l’ispettore Luigi Papa, ora indagato con le accuse di corruzione, falso ideologico e violazione dei sistemi informatici. Il sostituto procuratore Ettore Squillace, della Direzione distrettuale antimafia, ne ha chiesto il rinvio a giudizio e sarà il giudice per le indagini preliminari a stabilire se le accuse sono fondate. L’inchiesta nasce da una costola di quella che la stessa Dda ha condotto sulle infiltrazioni camorristiche nella raccolta e nel commercio degli stracci e che nel febbraio dell’anno scorso ha portato a 17 arresti tra Prato, Montemurlo ed Ercolano. In quell’occasione fu arrestato anche Emauele Bagnati, che secondo gli inquirenti gestiva l’affare degli stracci per conto del clan Iacomino-Birra. Ed è stato indagando su di lui che i carabinieri del Nucleo operativo ecologico si sono imbattuti in conversazioni telefoniche compromettenti. Si è così ipotizzato che il poliziotto, in servizio all’Ufficio prevenzione, avesse fatto un favore all’imprenditore in odor di camorra.
Nel 2009, prima che a Prato arrivasse il nuovo questore Filippo Cerulo, Bagnati era sottoposto all’obbligo di firma per un banale furto e tramite il suo legale aveva fatto istanza per poter andare dai parenti in Campania. Non ricevendo risposta, avrebbe fatto pressioni sull’ispettore Papa, che alla fine gli avrebbe detto di andare, che la cosa si sarebbe sistemata. In realtà il giudice respinse la richiesta di Bagnati, ma sul registro della Questura sono comparse le sue firme. Ora la Dda ritiene che siano state falsificate: di qui l’accusa di falso ideologico, con l’aggravante di aver favorito un’associazione criminale. Continuando a indagare sul comportamento del poliziotto, difeso da Gabriele Terranova, gli inquirenti hanno trovato rapporti non proprio chiari con un imprenditore cinese. In questo caso l’accusa è di corruzione perché l’ispettore avrebbe consentito all’orientale di evadere occasionalmente dagli arresti domiciliari. In cambio il poliziotto avrebbe ricevuto un computer per il figlio e avrebbe fatto acquisti nel negozio del cinese senza pagare (capi d’abbigliamento per poche decine di euro). Durante un incidente probatorio il cinese ha confermato i suoi rapporti col poliziotto. La terza ipotesi accusatoria, cioè la violazione dei sistemi informatici, fa riferimento ad alcuni accessi che il poliziotto avrebbe fatto alle banche dati delle forze dell’ordine per fare un favore a certi amici. Ma in questo caso il gip non ha ritenuto che ci fossero sufficienti indizi. L’intenzione della Procura antimafia era di chiedere la custodia cautelare per l’ispettore, ma nel frattempo Luigi Papa è andato in pensione e così è caduta almeno una delle condizioni necessarie: il pericolo di inquinamento delle prove.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
