Italia
Cittadinanza italiana a un cinesesu Facebook si infiamma la polemica
Insulti, volgarità e commenti sarcastici alla foto-notizia del conferimento della cittadinanza italiana a un giovane di Prato
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PRATO. Lui è il presidente del consiglio comunale di Prato, l'altro è un ragazzo cinese che vive in Italia da 12 anni e che martedì mattina ha giurato fedeltà alla nostra Repubblica negli uffici dell'anagrafe di piazza San Niccolò. Un bel modo per dare benvenuto al nuovo cittadino italiano, tanto che Maurizio Bettazzi (presidente del Consiglio comunale) ha pensato bene di pubblicare sulla sua pagina di Facebook la fotografia che lo immortala mentre stringe la mano al neo cittadino italiano. Una festa di benvenuto "rovinata" dai commenti in chiave offensiva che sono fioccati subito a margine della foto pubblicata.
«Ma che cittadinanza... ma che vada a (...) e ci rimanga», sbotta Alessandra. «Non mi piace, non sarà mai italiano», le fa eco Luciano. Qualcuno cerca di contrastare il fiume di offese, tra questi Maurizio Ciampolini, addetto stampa del sindaco Maurizio Cenni: «L'ignoranza è uno dei mali peggiori di ogni tempo e - così come il buonismo interessato o l'incapacità di una comunità di insegnare e far rispettare le sue regole - è foriera di intolleranza. Questo giovane ha compiuto un atto di grande coraggio. Ha rinunciato alla cittadinanza cinese, un bene prezioso ai giorni della globalizzazione, ma soprattutto ha fatto un passo avanti verso l'integrazione: merce rara nella sua comunità dove, almeno a Prato, vigono le regole di un sistema organizzato di illegalità che lo Stato italiano fatica a sradicare. Chi non capisce questo e si limita a borborismi di penna non è migliore di chi delinque ai danni di tutti noi che paghiamo le tasse».
«Mi dispiace che ci siano stati commenti intolleranti - ha risposto Bettazzi -, ricordo che questo ragazzo ha assunto una decisione importante per la sua esistenza, il suo futuro». A Prato, racconta infine Bettazzi, ogni anno sono tra i 300 e i 500 i cittadini stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana. M.L.
«Ma che cittadinanza... ma che vada a (...) e ci rimanga», sbotta Alessandra. «Non mi piace, non sarà mai italiano», le fa eco Luciano. Qualcuno cerca di contrastare il fiume di offese, tra questi Maurizio Ciampolini, addetto stampa del sindaco Maurizio Cenni: «L'ignoranza è uno dei mali peggiori di ogni tempo e - così come il buonismo interessato o l'incapacità di una comunità di insegnare e far rispettare le sue regole - è foriera di intolleranza. Questo giovane ha compiuto un atto di grande coraggio. Ha rinunciato alla cittadinanza cinese, un bene prezioso ai giorni della globalizzazione, ma soprattutto ha fatto un passo avanti verso l'integrazione: merce rara nella sua comunità dove, almeno a Prato, vigono le regole di un sistema organizzato di illegalità che lo Stato italiano fatica a sradicare. Chi non capisce questo e si limita a borborismi di penna non è migliore di chi delinque ai danni di tutti noi che paghiamo le tasse».
«Mi dispiace che ci siano stati commenti intolleranti - ha risposto Bettazzi -, ricordo che questo ragazzo ha assunto una decisione importante per la sua esistenza, il suo futuro». A Prato, racconta infine Bettazzi, ogni anno sono tra i 300 e i 500 i cittadini stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana. M.L.
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