Il Tirreno

Prato

Gli scarti tessili vanno in Cina

G.C.
Rifiuti abbandonati fuori da una ditta
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Rifiuti abbandonati fuori da una ditta

Ufficio delle Dogane e Arpat sequestrano un magazzino a Iolo

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 PRATO. Uno stoccaggio di rifiuti speciali, non pericolosi, è stato scoperto dai funzionari dell'ufficio delle Dogane di Prato e Livorno, insieme ai colleghi del Dipartimento provinciale Arpat, all'interno di un capannone a Iolo. Nel magazzino c'erano centinaia di sacchi contenenti ritagli e scarti di produzione tessili mescolati con carta, e balle pronte per essere esportate in Cina.  Ed è questa la vera novità. Perché il fatto che molte confezioni cinesi non si facciano troppi scrupoli nel disfarsi di ingenti quantitativi di scarti tessili gettandoli nei terreni del Macrolotto 2 ma anche in altre zone del Pratese, è ormai noto. Tanto che la polizia municipale e quella provinciale hanno organizzato una task force proprio per fronteggiare questa piaga che non solo crea inquinamento ma che sottrae anche risorse all'Asm (mancato pagamento Tia o smaltimento dei rifiuti speciali). Fino ad oggi, affermano sia Arpat di Prato che Asm, non era mai emerso che ci fossero dei movimenti da Prato, via mare, verso la Cina, di rifiuti tessili. Che i cinesi cerchino di trasformare in affare anche il riciclo di materiali di scarto, come la carta, la plastica ed il ferro, esportandoli dall'Italia in Cina, già lo si sapeva, ma dei rifiuti tessili non si era mai saputo.  Lo stoccaggio dei rifiuti, ed il successivo trasferimento oltreoceano, potrebbe anche nascondere la volontà di risparmiare appunto sui costi di smaltimento, già elevati quando gli scarti tessili venivano conferiti negli appositi cassonetti, ma ora ulteriormente cresciuti in quanto vengono considerati rifiuti speciali. «Abbiamo avuto alcuni incontri con imprenditori cinesi - spiega Sandro Gensini, direttore di Asm - per invitarli a scegliersi ditte private alle quale affidare lo smaltimento. Ci siamo offerti anche noi, ma finora non abbiamo avuto risposte». Trasportare i cascami in Cina, con la prospettiva, tutta da verificare, di poterli rimettere in circolo sotto un'altra forma, potrebbe essere forse conveniente anche dal punto di vista del risparmio nei costi di smaltimento.  Che cosa ci sia dietro, al momento, è ancora tutto da chiarire. Il punto di partenza è che l'attività di trasporto, raccolta e deposito di rifiuta scoperta era stata organizzata senza le necessarie autorizzazioni, in violazione dei requisiti indicati dal decreto legislativo 152/2006. E per questo motivo il titolare della ditta è stato denunciato alla Procura della Repubblica. L'immobile, coi rifiuti sempre all'interno, è stato sottoposto a sequestro preventivo.

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