Il Tirreno

Prato

CONFRONTO

«Occorre investire nella formazione»

Mar.Lar.

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 PRATO. Per un ragazzo marocchino che si è integrato c'è un coetaneo albanese che ha gettato la spugna e ha preferito andare a lavorare a nero dal babbo. Per Francesca Fani, consigliere delegata alla formazione dell'Unione industriali, «occorre rafforzare l'anello di collegamento con le famiglie d'origine dei giovani usciti dalle scuole».  Al convegno al Gramsci-Keynes l'imprenditrice ha raccontato la sua esperienza con un giovane marocchino inserito in azienda come apprendista. «Era tra i diplomati più brillanti dell'istituto Marconi. L'ho assunto a tempo indeterminato come operaio ed è tra le forze migliori in azienda». Diversamente è successo con un apprendista albanese anche lui fresco di diploma al Marconi. «Ho investito sulla sua formazione ma, quando gli ho offerto un tempo indeterminato, ha preferito andarsene a lavorare col padre».  Sulle politiche di apprendistato in azienda è scettico Qamil Zejnati, sindacalista albanese della Uil: «L'apprendistato va riformato. In molti casi al titolare interessa collocare la manodopera piuttosto che investire sull'accoglienza attraverso dei corsi di italiano. Negli ultimi 5 anni è calato il ricorso all'apprendistato perché le aziende pratesi preferiscono attingere dalle liste di mobilità».

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