Il Tirreno

Prato

Le fiabe agrodolci di Paolo Poli

Miriam Monteleone
Paolo Poli è il protagonista dello spettacolo “Il mare” al Politeama
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Paolo Poli è il protagonista dello spettacolo “Il mare” al Politeama

L'ottantenne artista fiorentino è in scena al Politeama

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 PRATO. Paolo Poli e le novelle di Anna Maria Ortese. Il grande interprete fiorentino, con i suoi 82 anni di verve, stasera (ore 21) e domani (ore 16) è in scena al Politeama pratese con lo spettacolo "Il Mare". Un'altra prova di trasformismo che il comico porta in scena con i suoi attori di sempre.  I quattro "boys" sono Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco, abili in cambi d'abito repentini, performance e canzoni ispirate agli anni Trenta. Ieri Poli è arrivato a Prato e gli abbiamo chiesto qualche anticipazione sullo spettacolo. Tra una battuta di spirito e una lectio magistralis, al solito, ci ha risposto per le rime. Perché ha scelto proprio le novelle di Anna Maria Ortese? E' una scrittice nota per i suoi romanzi.  «Non si è parlato abbastanza di questa scrittrice fino ad oggi. Ho scelto di lavorare sui suoi testi perchè sottolineano in pieno la stranezza della vita. I personaggi dei suoi racconti ricordano il mondo di Kafka e di Joyce, sono storie senza storie che dipingono una realtà talvolta amara. E poi non è la prima volta che lavoro su una scrittrice del Novecento, ne ho conosciute tante».  Con la replica pratese inizia la nuova tournèe. Sta già lavorando ad altri progetti?  «Fatemi cominciare almeno- risponde ridendo- ho 82 anni e un piede nella fossa, ormai sono la "mummia di me stesso" e fare una tournèe è già un bell'impegno. Scherzi a parte, continuo a lavorare con grinta, nonostante l'età, perché questo è il mio mestiere».  Nella sua lunga carriera ha fatto ridere grandi e piccini. Qual è il segreto?  «I bambini se li tratti da grandi fanno i grandi. Non ci sono strategie particolari per farli ridere. Penso piuttosto che nelle fiabe l'elemento spavento sia catartico, come avviene nelle tragedie per i grandi...».  In tanti anni di lavoro è riuscito a ritagliarsi una cifra tutta sua, ne ha viste tante. Secondo lei cosa è diventato il teatro oggi?  «Confesso di vedere pochi spettacoli, non mi definisco uno spettatore. Il lavoro mi impedisce di farlo. Ma sono informato. Chiedo sempre ai vigili del fuoco nelle sale di raccontarmi cosa hanno visto (sorride ndr). Oggi in tanti provano a far ridere il pubblico, non tutti ci riescono. Io sono ottimista e confido nei talenti, quelli veri».  La presidente Roberta Betti alla presentazione della stagione, ha parlato di lei come di un amico del Politeama. Cosa la lega al nostro teatro?  «Ci sono venuto diverse volte a Prato. Prima di tutto voglio spezzare una lancia in favore della struttura, non è vero che c'è una pessima acustica al Politeama come qualcuno insinua. Un bravo attore, che sa lavorare con la voce, non ha problemi a farsi udire dal pubblico. Un tempo non c'era tante sofisticate amplificazioni. Il Politeama è un bel teatro, gestito con amore, da persone gentili che sanno come accogliere gli artisti. A me, appena arrivato, hanno acceso il riscaldamento. Una piccola attenzione, che mi ha fatto subito sentire a casa».

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