Il Tirreno

Prato

La città del tessile trasloca in Puglia

Ilenia Reali
La città del tessile trasloca in Puglia

Barontini pronto a rilevare la Miroglio racconta il piano alle istituzioni

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 PRATO. L'incontro tra l'imprenditore pratese Andrea Barontini e i rappresentanti delle istituzioni pugliesi c'è stato. E aveva tutti i crismi della formalità: lui, i rappresentanti della Miroglio, gli assessori regionali, i sindaci, i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati. L'appuntamento era preso da un po' di tempo: Barontini era chiamato a parlare delle sue intenzioni.  E le sue intenzioni erano quelle di manifestare pubblicamente alle istituzioni la sua volontà di rilevare lo stabilimento di Ginosa della Miroglio, ex azienda di produzione di tessuti. Una volontà già manifestata a Miroglio (Barontini ha riferito alle dipendenti della Mabro che era stata proprio la società che ha anche una sede in Bulgaria a farsi avanti con lui) qualche tempo fa e che nasconde un progetto vero e proprio. Un progetto del tutto simile alla "città del tessile" che aveva pensato per il distretto pratese e che ora sembra destinato a traslocare al sud. L'imprenditore pratese, in base a quanto riferiscono i presenti alla riunione avvenuta in Puglia in una delle sedi regionali, ha parlato della volontà di creare un sistema produttivo (con sede nello stabilimento di Ginosa) che produce dalla stoffa grezza al tessuto nobilitato che poi sarà confezionato anche appoggiandosi ad aziende toscane.  «L'imprenditore - riferisce Giuseppe Massafra della Cgil pugliese presente all'incontro - ha riferito della difficoltà di produrre alta qualità in Bulgaria e dell'esigenza quindi di trovare altri luoghi dove trasferire la tessitura e di impiantare, tra qualche tempo, una tintoria e una rifinizione. Un progetto a quanto ha riferito per cui sarà necessario reimpiegare i 170 lavoratori che ora sono in cassa integrazione».  La Miroglio è infatti chiusa da un anno e mezzo (in parte ha delocalizzato all'estero) e i dipendenti, già "professionisti" del tessile sono in cassa integrazione straordinaria per cessazione.  Barontini, parlando con le dipendenti della Mabro che ieri sono state con lui in assemblea per la gran parte del pomeriggio, ha definito il progetto come «ininfluente per il futuro della società grossetana e comunque a costo zero». In Maremma infatti all'ordine del giorno ci sono le difficoltà finanziarie della società.  E le difficoltà finanziarie sono un argomento al centro del dibattito anche per il lanificio storico della famiglia Barontini: i dipendenti non ricevono gli stipendi da giugno ed è stata attivata una cassa integrazione.  A questo punto c'è da capire quale sarà il ruolo del lanificio pratese. Difficile invece pensare che il progetto città tessile (dopo il fallimento delle trattative per Rivatex e Finmode e l'arrivo del piano Puglia) possa andare avanti a Prato.

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