Il Tirreno

Prato

L’ULTIMA USCITA

Le monetine della Cap finite in fondo al mare

F.B.
Sotto, Bambagioni in occasione della presentazione del suo libro nel dicembre del 2008
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Sotto, Bambagioni in occasione della presentazione del suo libro nel dicembre del 2008

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 PRATO. Invecchiato ma in forma, ancora una volta capace di guardare lontano. Eravamo nel dicembre 2008 e, alla sua ultima apparizione pubblica, Silvano Bambagioni disse che quella agli inizi gli appariva come «la più grave delle crisi che Prato ha attraversato».  Parole pronunciate a margine di un incontro partecipatissimo, a palazzo Novellucci, per presentare il libro "Sessant'anni a Prato", il primo in cui forniva il suo punto di vista su quel pezzo di storia cittadina che l'aveva visto protagonista.  Lui, l'autore ormai ottantenne, si fermò a stento a parlare con i cronisti, nel mezzo a decine e decine di persone venute ad ascoltarlo. E chiuse la sua affermazione, che appare oggi profetica, con parole d'ottimismo: «Anche questa verrà superata».  Il volume appena presentato guardava indietro, certo, ma con l'auspicio che «potrà essere d'aiuto - aggiunse l'ex presidente della Cassa di Risparmio - attraverso il racconto di fatti vissuti e l'esempio di tanti personaggi che ho incontrato».  I sessant'anni a Prato di Silvano Bambagioni apparvero, già allora, come una sorta di testamento dello spirito, da parte di un uomo che aveva vissuto la sua stagione ma che continuava comunque a seguire le vicende della città nella quale giunse ventenne dalla vicina Signa, da dirigente del mondo cattolico.  Parlarci fu piacevole, tanto più che con un solo esempio, in poche parole, mostrò come dalle vicende serie è semplice talvolta, passato un po' di tempo, volgere lo sguardo a quelle più divertenti e comunque utili.  Fu come sempre prodigo di aneddoti gustosi. Ci parlò delle monete, dei gettoni che la Cap coniò a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, per far fronte a quella crisi dei «pezzi di metallo» che in Italia vide nascere miniassegni e altri mezzi di pagamento. «Quando i conti del Paese cominciarono ad andar meglio e la moneta tornò a circolare in quantità sufficienti - ci disse - alla Cap ci ponemmo il problema di che cosa fare di tanto metallo». Ebbene, «una gran quantità di quelle monete servì per le fondamenta di garage e piazzale in costruzione a Vernio. Altra, di più, fu gettata al largo della Versilia».

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