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Prato

UN’AGENZIA SPECIALIZZATA

Il nuovo business: «Facciamo sposare anche i clandestini»

Il nuovo business: «Facciamo sposare anche i clandestini»

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 PRATO. L'aspirante sposo è clandestino? Nessun problema, basta rivolgersi all'agenzia specializzata e il matrimonio si fa comunque. Non perché si aggiri la legge, ma perché la legge è cambiata, e subito è nato un business. Negli ultimi tempi la zona intorno all'ospedale si è riempita di volantini affissi ai muri e ai pali della luce con la scritta «Facciamo matrimoni senza ps» (inteso come permesso di soggiorno, ndr) e seguito da una serie di ideogrammi cinesi, ovvero la traduzione. L'iniziativa è della società Biesse di Bali (servizi per stranieri e pratiche amministrative) gestita da un cinese e con sede in via Donizetti 136 a San Paolo. In questi giorni il titolare non c'è, ma l'attività non è ferma. Già numerose coppie orientali si sono rivolte alla Biesse, spiegano i collaboratori del titolare, e chissà in futuro la clientela potrebbe allargarsi anche ad altre nazionalità. Il caso classico è quello dello straniero regolare che intende sposare la fidanzata clandestina (o viceversa), oppure dell'italiano che vuole convolare a nozze con la straniera senza permesso di soggiorno. Fino a pochi giorni fa era praticamente impossibile. Lo vietava il primo comma dell'articolo 116 del Codice civile, che poneva tra i requisiti per sposarsi il possesso del permesso di soggiorno.  Alla fine di luglio però la Corte costituzionale ha stabilito che lo stato di clandestinità non può essere un ostacolo alla celebrazione delle nozze con un cittadino o una cittadina di nazionalità italiana. La norma era stata pensata per evitare i cosiddetti "matrimoni di comodo". La questione era stata sollevata dal Tribunale di Catania, al quale si sono rivolti una italiana e un marocchino. I due hanno chiesto ai giudici di pronunciarsi sul rifiuto dell'ufficiale di Stato civile di celebrare il loro matrimonio alla luce della norma che lo impediva a causa della posizione irregolare dell'uomo. E il Tribunale ha sollevato la questione di legittimità della previsione legislativa davanti alla Consulta. P.N.

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