Il Tirreno

Prato

Più forze dell'ordine al posto dei militari

Carlandrea Poli
Antonello Giacomelli parlamentare del Pd
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Antonello Giacomelli parlamentare del Pd

Giacomelli: «Aggiorniamo il patto sulla sicurezza»

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 PRATO. Uno scambio alla pari: via i militari in cambio di altrettanti poliziotti, carabinieri e - soprattutto - finanzieri. È proprio il corpo specializzato della Guardia di finanza che andrebbe subito rafforzato secondo il deputato del Pd, Antonello Giacomelli. La sua ottica è quella della collaborazione istituzionale, che va tradotta subito in un aggiornamento del patto per Prato città sicura. Nessuna polemica all'orizzonte, anzi in rappresentanza di tutto il ceto politico pratese accetta e apprezza il rimbrotto del procuratore Piero Tony sui silenzi dopo il tentato linciaggio del presunto pedofilo di Iolo.  Giacomelli, la cronaca di questi giorni registra l'omicidio dell'operaio cinese in via Pistoiese e l'annuncio del taglio dell'organico della questura. Da dove si può ripartire a parlare di sicurezza a Prato?  «Il primo passo è la richiesta alla prefettura di convocare un tavolo istituzionale per verificare e aggiornare il patto sulla sicurezza. Facciamo una proposta al governo. Riprendetevi i militari, in cambio dateci uomini e risorse effettive, specialmente per la Guardia di finanza. Solo così si possono colpire i flussi di denaro e si rende sconveniente cercare di trarre profitto dall'illegalità».  Sembra un programma per l'integrazione.  «Noi partiamo da un rischio: che le presenze di organizzazioni criminali a Prato diventino un punto di riferimento per i cinesi. Con l'educazione alla legalità dobbiamo dare loro dei riferimenti migliori».  È pur vero che l'integrazione si fa male con strumenti più poveri per contrastare l'illegalità. Il governo ha quasi abbandonato Prato.  «Ormai i fatti stridono con le grandi promesse. Berlusconi ha avuto un approccio al problema con promesse roboanti, privilegiando strumenti speciali come le ronde, utili soltanto ad accontentare la pancia degli elettori».  Le sue posizioni e quelle di Milone hanno adesso dei punti di convergenza.  «Non ho intenzione per questo di lasciarmi andare ad un "te l'avevo detto". Milone combatte l'illegalità in buona fede, gli va riconosciuta l'onestà intellettuale di un ripensamento sulla sicurezza».  Lui però è ancora convinto che nuovi omicidi nei capannoni si prevengono insistendo sulla strada dei blitz.  «Continua a non convincermi questo strumento. Le irruzioni nei pronto moda coi cani poliziotto vanno a colpire per caso i flussi ingenti di denaro di chi profitta dell'illegalità? No, servono solo a tenere fermi per 24 ore dei disgraziati».  Il dibattito pratese sulla sicurezza nel frattempo deve essersi perso una puntata: Iolo. Il procuratore Tony ha tirato gli orecchi a tutti.  «E mi è sembrato più che giusto. Abbiamo colpevolmente sottovalutato quell'episodio, preferendo un silenzio assordante. Per la cultura di Prato l'idea di giustizia sommaria, di un linciaggio - quali che siano le colpe e i sospetti - è una smagliatura da chiudere immediatamente. Il richiamo di Tony da questo punto di vista verso tutti, oltre che giustificato, è un servizio reso alla città».

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