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Le hanno spento mozziconi di sigaretta sulle braccia, lei ha raccontato tutto ai carabinieri
«O ti prostituisci o ci dai 30.000 euro»
Paolo Nencioni
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La ragazza cinese ha avuto la forza di denunciare gli aggressoriDiciannovenne cinese violentata e ustionata: arrestati i tre aguzzini
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PRATO. Prima l'hanno violentata sotto la minaccia di un fucile a canne mozze e le hanno spento mozziconi di sigaretta sulle braccia. Poi l'hanno messa di fronte a un drammatico bivio: o ti prostituisci per conto nostro oppure ci dai 30.000 euro, vale a dire quello che ci faresti guadagnare in un anno.
La "colpa" di una diciannovenne cinese brutalizzata da tre suoi connazionali è di essere bella, molto bella. Su di lei hanno messo gli occhi altri cinesi senza scrupoli, ma dopo aver subìto un'aggressione in stile "Arancia meccanica" la ragazza ha trovato la forza di denunciarli e i tre sono stati arrestati la scorsa notte dai carabinieri con le accuse di violenza sessuale, rapina ed estorsione. Si è conclusa così, almeno per ora, una vicenda di una ferocia inusuale nella comunità cinese, a meno di non voler pensare che altre ce ne siano state e non siano state segnalate alle forze dell'ordine.
La storia inizia alla metà di maggio quando la diciannovenne cinese si presenta al Comando provinciale dell'Arma in via Picasso insieme al fidanzato. La giovane porta ancora addossi i segni di una recente aggressione: bruciature sulle braccia, ematomi nel resto del corpo. Racconta di essere stata violentata qualche giorno prima nella stanza che ha preso in affitto non lontano da via Pistoiese. Tre giovani connazionali, armati di pistole e di un fucile a canne mozze, sono entrati in camera, l'hanno picchiata e mentre due la tenevano sotto tiro, il terzo l'ha violentata. Il fidanzato non c'era, saprà tutto solo a cose fatte. I tre aggressori non l'hanno scelta a caso. Vogliono che la ragazza si prostituisca per conto loro e siccome lei non ci sta, le propongono l'alternativa: 30.000 euro in contanti e la storia finisce lì. Lei prende tempo, è troppo impaurita per andare all'ospedale o denunciare il fatto alle forze dell'ordine, anche perché l'hanno minacciata di morte e ha capito che non scherzano. Presto però si rende conto che non riuscirà a racimolare tutti quei soldi e decide di raccontare tutto ai carabinieri. Scatta la classica procedura per incastrare gli estorsori. La ragazza propone di dare una prima tranche di 300 euro, all'appuntamento si presentano due degli aggressori e vengono filmati dai carabinieri mentre ritirano i soldi. Prima di andarsene ricordano energicamente alla diciannovenne che di soldi ne deve dare ancora tanti. A quel punto ci sono gli elementi per intervenire. Un'informativa viene girata al sostituto procuratore Sergio Affronte, che in tempi rapidissimi ottiene tre ordinanze di custodia cautelare per i tre cinesi. Passano anche un paio di giorni e la scorsa notte i tre vengono individuati, due in una discoteca, il terzo a casa. Il più grande ha 28 anni, gli altri 21, i nomi non vengono diffusi. Da un primo riscontro non risulta che i tre facciano parte delle bande sulle quali polizia e carabinieri hanno indagato nell'ultimo anno. Per loro la ragazza era una gallina dalle uova d'oro e hanno scelto un metodo usato qualche volta in passato dagli sfruttatori albanesi o rumeni.
La "colpa" di una diciannovenne cinese brutalizzata da tre suoi connazionali è di essere bella, molto bella. Su di lei hanno messo gli occhi altri cinesi senza scrupoli, ma dopo aver subìto un'aggressione in stile "Arancia meccanica" la ragazza ha trovato la forza di denunciarli e i tre sono stati arrestati la scorsa notte dai carabinieri con le accuse di violenza sessuale, rapina ed estorsione. Si è conclusa così, almeno per ora, una vicenda di una ferocia inusuale nella comunità cinese, a meno di non voler pensare che altre ce ne siano state e non siano state segnalate alle forze dell'ordine.
La storia inizia alla metà di maggio quando la diciannovenne cinese si presenta al Comando provinciale dell'Arma in via Picasso insieme al fidanzato. La giovane porta ancora addossi i segni di una recente aggressione: bruciature sulle braccia, ematomi nel resto del corpo. Racconta di essere stata violentata qualche giorno prima nella stanza che ha preso in affitto non lontano da via Pistoiese. Tre giovani connazionali, armati di pistole e di un fucile a canne mozze, sono entrati in camera, l'hanno picchiata e mentre due la tenevano sotto tiro, il terzo l'ha violentata. Il fidanzato non c'era, saprà tutto solo a cose fatte. I tre aggressori non l'hanno scelta a caso. Vogliono che la ragazza si prostituisca per conto loro e siccome lei non ci sta, le propongono l'alternativa: 30.000 euro in contanti e la storia finisce lì. Lei prende tempo, è troppo impaurita per andare all'ospedale o denunciare il fatto alle forze dell'ordine, anche perché l'hanno minacciata di morte e ha capito che non scherzano. Presto però si rende conto che non riuscirà a racimolare tutti quei soldi e decide di raccontare tutto ai carabinieri. Scatta la classica procedura per incastrare gli estorsori. La ragazza propone di dare una prima tranche di 300 euro, all'appuntamento si presentano due degli aggressori e vengono filmati dai carabinieri mentre ritirano i soldi. Prima di andarsene ricordano energicamente alla diciannovenne che di soldi ne deve dare ancora tanti. A quel punto ci sono gli elementi per intervenire. Un'informativa viene girata al sostituto procuratore Sergio Affronte, che in tempi rapidissimi ottiene tre ordinanze di custodia cautelare per i tre cinesi. Passano anche un paio di giorni e la scorsa notte i tre vengono individuati, due in una discoteca, il terzo a casa. Il più grande ha 28 anni, gli altri 21, i nomi non vengono diffusi. Da un primo riscontro non risulta che i tre facciano parte delle bande sulle quali polizia e carabinieri hanno indagato nell'ultimo anno. Per loro la ragazza era una gallina dalle uova d'oro e hanno scelto un metodo usato qualche volta in passato dagli sfruttatori albanesi o rumeni.
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