Il segretario Pd Bugetti
Accordo con la Cina «Prato deve raccogliere la sfida»
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PRATO. «Vorremmo che finalmente Prato tornasse a essere conosciuta nel mondo per la sua capacità di raccogliere le sfide e di competere e collaborare con i paesi più avanzati. Ma purtroppo, se continua l'ostracismo anti-Regione del sindaco Cenni, rischiamo di essere ricordati, in futuro, per la città delle occasioni mancate e del declino». Lo dice Ilaria Bugetti, commentando gli accordi siglati dal presidente della Toscana Enrico Rossi con il governo della Repubblica Popolare Cinese. «E' evidente - spiega Bugetti - che abbiamo di fronte due alternative: essere stolti e miopi e rifiutare quanto ci viene proposto, oppure accettare la sfida, puntando sulle capacità del sistema pratese di presentarsi con le sue eccellenze e i suoi talenti. Noi non abbiamo dubbi e per questo lanciamo un appello, al sindaco di Prato e a tutti gli scettici o indecisi: raccogliamo la sfida e rilanciamola con i nostri contenuti. Mettiamo da parte le paure e i timori - esorta Bugetti - perché oggi la Cina non è più solo un competitor della globalizzazione, ma una potenza che sta superando anche gli Stati Uniti in ricerca e innovazione. Mettiamo in campo la nostra creatività, raccogliendo le disponibilità che intanto sono venute da Rete Impresa e dai sindacati, recentemente riaffermate in un dibattito alla nostra festa provinciale. Parliamone ancora, ma decidiamo in fretta - aggiunge Bugetti - anche perché, come ha detto più volte Rossi, l'accordo riguarda la Toscana e, quindi, se Prato si tirerà indietro ci saranno altri che si faranno avanti. Certo, è davvero singolare quello che accade: i nostri avversari sono pronti a fare polemica ogni giorno sul ruolo che la Regione ha nei confronti di Prato e quando questa avanza proposte concrete, trovano mille pretesti per rispedire al mittente milioni di euro di investimenti. Tutto ciò - conclude Bugetti - sarebbe davvero triste: dopo aver dilapidato finanziamenti per l'ex Banci e per il centro di protezione civile regionale, dire no al polo di ricerca sul tessile con la Cina è davvero un lusso che Prato, le sue imprese, i giovani e i lavoratori, non possono permettersi. Non vorremmo assistere, insomma, a un nuovo Sacco di Prato».
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