Il Tirreno

Prato

IN VIA CIABATTI

I giardini hanno perso i giochi. E non li riavranno

Mar.Lar.
L’ufficio anagrafe chiuso
◗
L’ufficio anagrafe chiuso

2 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. Di nipotini Giuseppina Marconi ne ha cinque. Vorrebbe vederli dondolare felici sui cavallini dei giardini di via Ciabatti. Magari ci fossero ancora: i giochi rovinati furono rimossi qualche mese fa da Asm perchè potevano essere costituire un rischio per i bimbi. Nessuno però ha pensato a rimetterli. E la signora, stanca di vedere così malridotto il giardino sotto casa, ha deciso di aggregarsi alla protesta spontanea di un gruppo di residenti di S. Paolo. In tutto una cinquantina, fra mamme e nonne a passeggio con i loro piccoli, tristi perchè senza il divertimento dell'anno passato. «Questo è un giardino da terzo mondo, pieno di sudiciume», lamenta Erica Buzzafini. I residenti chiamano sul banco degli imputato gli avventori notturni di un bar di via Ciabatti, di cui lascerebbero traccia le tante bottiglie ritrovate la mattina dopo. «Avevo scritto una lettera al vicesindaco Borchi per documentare l'abbandono dei giardini di via Ciabatti - fa sapere il presidente della Ovest Giovanni Mosca - ma da lui nessuna risposta. Sono a conoscenza dell'intenzione dell'assessore Silli di convocare un'assemblea in questa zona nell'ambito degli incontri "30 frazioni". Mi auguro che la giunta venga qui a dare risposte, non a fare la passerella».  Che fine hanno fatto nel frattempo gli scivoli e i cavallini del verde di via Ciabatti? Vana la speranza di rivederli. «Visto quanto costano, i giochini non possono essere ovunque - fa sapere Marco Mascelli, responsabile del verde di Asm - E quelli danneggiati naturalmente vanno eliminati. Nell'ottica di una razionalizzazione, la scelta è quella di valorizzare i parchi seri con una dotazione di giochini sufficienti: a San Paolo sono in via Vivaldi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera