Il Tirreno

Prato

La musica, lo "stupidario" e tanti ricordi

Valentina Ceccatelli
Sopra bandiera, tastiera e sintetizzatore
◗
Sopra bandiera, tastiera e sintetizzatore

Nella camera di Simone Ducci la malinconia si mescola all'ordine

4 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. «Ho fatto le grandi pulizie da poco, se fossi venuta prima avresti trovato molte più cose». Simone Ducci, 25 anni e una laurea al Progeas di Prato, armeggia con fili e cavi elettrici. «Sono un batterista, ma ho spostato la batteria in un'altra stanza. Suonavo con gli Shut up, dolls! ed ero l'unico uomo in un gruppo di quattro elementi. Suono tuttora coi Cammelli Belgi e con i Nuur, ho disegnato la bandiera belga con un cammello e me la sono appessa all'armadio - spiega continuando a collegare cavi - Adesso in camera ho solo la batteria elettronica, l'Octapad, e qualche accessorio. Insieme al Microkorg e al Kaossilator Pro». Una serie di nomi che non devono essere suonati molto chiari. Si gira e si rende conto che deve spiegare di cosa sta parlando: «Servono a fare musica elettronica. Sintetizzatore e sistema per effetti audio». Gli strumenti fanno bella mostra di sé al centro della stanza.  Non è difficile capire quanto conti la musica per Simone. «Ne ascolto parecchia, soprattutto Queen, Nirvana, Pink Floyd, Dire Straits. E ho i dischi dei gruppi dove suono, ovviamente. Ho anche una specie di diario - spiega tirando fuori un quaderno da un cassetto - dove scrivo tutte le date dal vivo che ho fatto, con tutti i gruppi che ho avuto, da quando ho iniziato a suonare. La prima è stata all'oratorio di Sant'Anna l'8 giugno 2002 con i The Honey Cell, poi diventati Shut up, dolls! In tutto sono arrivato a 180 concerti da allora a oggi». La laurea si è dimostrata utile anche in questo campo. «Ho studiato per organizzatore di eventi e sono riuscito a mettere su un festival insieme ad altri amici - spiega tirando fuori una scatola - Qui tengo tutto quello che è rimasto del ParteciPrato festival 2009: volantini, pass, eccetera. Abbiamo portato quattro gruppi sul palco della Tenda di Mezzana, fra cui i Ka Mate Ka Ora. In giro per la stanza ho anche le locandine dei posti dove ho suonato, dei concerti fatti. A volte le guardo e mi dico: ma ci ho suonato davvero? Quando ero ancora a scuola, al liceo, suonammo anche al Cencio's».  Non è solo la musica che la fa da padrona, nella stanza: «Ho parecchie fotografie: la mia famiglia, la mia ragazza. Il computer portatile è fondamentale e mi serve per tenere i contatti col mondo, che siano persone che vedo spesso o che non vedo quasi mai perché vivono lontane. Ho una bussola, che spero mi serva per trovare la strada giusta. O almeno, che ci provi». Appesa sulla scrivania c'è una rosa dei venti di sughero: «Viene dalla Sardegna, mi ricorda l'estate e il surf. E spero serva a ritrovarmi quando mi perdo da solo!». In un portapenne c'è una piuma: «Credo sia di gabbiano, ma non ne sono sicuro: l'ho portata a casa dal Canada, l'ho trovata sulla spiaggia di Tofino. Un'altra cosa che mi porto a casa dai miei viaggi sono sassi». Sassi? «Sassi, pietre. Questi tre vengono dalle Tre cime di Lavaredo, da Capri e dal Canada. Tengo molto ai ricordi, in questa stanza ci sono cose che potrebbero sembrare insignificanti, ma che per me hanno un senso. Ho una scatola dove tengo fotografie e biglietti, una specie di libretto che il professore di italiano ci regalò in quinta liceo e lo Stupidario di scuola. Una mia compagna di classe si segnava tutte le fesserie e le cose assurde che dicevamo noi e i professori, e alla fine ne è uscito praticamente un libro! Direi che mi piace crogiolarmi nei ricordi: una specie di saudade, come dicono in portoghese. Melanconia. Altra cosa: non faccio altro che cercare la razionalità nelle cose». Davvero? «Sul serio: cerco sempre un ordine, qualcosa di razionale, mentre in realtà scopro sempre di essere il più irrazionale di tutti. Il più irrazionale possibile! Spesso faccio tutto per istinto, o mi lascio trasportare dal groove». Tutti gli oggetti relativi ai viaggi fanno pensare a una gran voglia di spostarsi: «Sì e no. Amo viaggiare, ma ho una visione del mondo molto, come dire, "sturm und drang", i romantici tedeschi, per intendersi: cerco qualcosa che non trovo mai, magari perché non c'è, o perchè non so cosa sto cercando. Il fatto è che il mondo, alla fine, è lo stesso in qualsiasi posto tu vada e non credo che chi ci vive sia poi così diverso, frontiere a parte. Magari ho gli stessi problemi di un surfista californiano, di un ragazzo inglese o di un norvegese. Ti sposti da casa tua, vai in un altro posto e, dopo l'eccitazione iniziale della novità ti rendi conto che non è cambiato niente. Di fondo, l'amarezza del cercare oltre sta qui».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web