Lorenzini attacca gli industriali «Basta ipocrisia, serve coraggio»
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Mauro Lorenzini 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il sindaco di Montemurlo lo dice esplicitamente: «Non sono d'accordo con gli imprenditori pratesi». Quelli almeno che al centro di ricerca italo-cinese dicono un "no" netto. E intanto incontrerà venerdì una delegazione cinese a Roma. Come d'altronde aveva preannunciato già lo scorso gennaio. «Vogliamo creare un canale commerciale privilegiato con la Cina, affinché i nostri prodotti d'eccellenza si possano ritagliare sempre più ampi margini di mercato nel nuovo business della classe media del gigante asiatico». Non esportare fabbriche e manodopera, ma aiutare gli imprenditori ad "aggredire", attraverso l'export, il nuovo colosso mondiale, prima che lo faccia qualcun altro. Per questo, durante questi mesi, Lorenzini ha lavorato, insieme ad altri esponenti di enti pratesi, per tessere una rete di rapporti diplomatici e commerciali, che venerdì prossimo porteranno Lorenzini, insieme ad una delegazione d'imprenditori del territorio, a Roma, dove incontrerà un gruppo di rappresentanti delle maggiori industrie cinesi. All'incontro prenderà parte anche l'ambasciatore cinese in Italia. Per Lorenzini, pur con le dovute cautele, infatti, sono infruttuose le posizioni di chi di fronte alla firma dell'accordo tra la Regione Toscana e il ministero della ricerca cinese, si chiude a riccio per paura che i cinesi possano rubare la creatività e il know-how pratese. «Credo che ogni tanto anche noi pratesi dovremmo riflettere sul nostro passato - dice il sindaco - Sono diplomato al Buzzi, perito chimico tessile, e non spetta a me ricordare che nel kit che ci veniva dato in dotazione per lavorare, c'erano delle forbicine da unghie per tagliare campioncini di tessuto delle altre rifinizioni per copiare il prodotto. Cerchiamo di non fare della falsa ipocrisia - continua - ma piuttosto di guardare avanti e di riuscire a cogliere i vantaggi in termini economici e di crescita culturale e scientifica che potrebbero arrivare a Prato da questo accordo». Lorenzini rinnova il suo personale timore che Prato, stando immobile su queste posizioni «pseudo - protezionistiche», rischia di perdere un treno. «Qualche giorno vorrei andare all'aeroporto di Fiumicino e vedere quanti imprenditori pratesi s'imbarcano regolarmente per la Cina - aggiunge - In giro vedo molte Cassandre e pochi che abbiano il coraggio d'affrontare i problemi del distretto con proposte concrete, che forse da un punto di vista politico possono creare anche qualche mal di pancia ed essere impopolari. Ma la politica ha il dovere di guardare oltre il contingente, ha il compito di tracciare linee di sviluppo. Avere a Prato un grande centro di ricerca, che possa controllare i prodotti diretti in Cina, significherebbe costruirsi un canale privilegiato di penetrazione commerciale e un'opportunità di studio e lavoro per tanti giovani ricercatori italiani». Per Lorenzini è prioritario combattere chi non rispetta le regole «ma poi non si facciano affari con chi si è criticato un momento prima perché non rispetta leggi e diritti dei lavoratori».
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