«La mia vita splende come un girasole»
Diego Blasi
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Sopra Silvia Mancina con la bandiera sarda In alto il girasole Silvia, sarda d'origine, ha scelto Prato per vivere il suo futuro
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PRATO. «La mia vita come un girasole. Un fiore che rimanda a una sensazione di felicità ed armonia; a me piace vivere così, felice, affrontando le mie giornate con un sorriso». Questo è il pensiero di Silvia Macina, che nella sua stanza, proprio sopra il suo letto, tiene un grande girasole, luminoso, proprio come i colori che animano la sua casa, ricca di foto, poster e gadget colorati. La storia di Silvia parte da Alghero, in Sardegna, dove è nata 23 anni fa. Il destino ha voluto che nella sua vita entrasse Prato, dove risiede da quattro anni; città che le ha permesso di laurearsi un mese fa e che rappresenta, come lei definisce, un vero spartiacque tra l'adolescenza di una ragazza isolana, e il presente più frenetico della città ma soprattutto, rappresenta il suo futuro. «Dopo essermi laureata al Progeas (corso di laurea del Pin di Prato in Progettazione e Gestione degli Eventi e delle Imprese delle Arti e dello spettacolo ndr) - spiega - non ci ho messo tanto a capire che il mio futuro, almeno per i prossimi anni, sarebbe stato a Prato. Certo, all'inizio non è stato semplicissimo integrarmi in una città molto diversa dal contesto in cui ero abituata. Con il passare del tempo però, soprattutto attraverso le relazioni intraprese all'università, ho conosciuto tanta gente e mi sono innamorata di questo posto». L'università, quindi, come centro di forte condivisione e socializzazione; il luogo che ha permesso a Silvia di fare amicizie e di conoscere la città, ma che le ha anche dato l'opportunità di intraprendere esperienze nell'ambito dei suoi studi di riferimento. Dall'organizzazione di eventi artistici e culturali nel mondo dell'associazionismo, agli stage e tirocini con glie enti culturali della città, come per esempio il Metastasio, fino ad entrare a far parte dello staff di Officina Giovani di piazza Macelli. «Non vorrei esser presuntuosa - continua Silvia - ma credo di vivermi Prato molto più intensamente di tanti pratesi d'hoc. D'altronde, vivendo da sola, ho dovuto crearmi i miei spazi di manovra nelle viscere della città, e ho imparato a conoscerla. Prato, se la vivi con l'entusiasmo di chi come me è curiosa e ha voglia di scoprire, può offrire molte opportunità». Silvia abita con delle sue amiche in un piccolo appartamento nel centro storico e subito, appena si varca la porta di entrata, non si può fare a meno di imbatterci in una grossa bandiera sarda. «Amo Prato - dice - ma io sarò sempre sarda, li ci sono le mie origini, i miei amici d'infanzia, la mia famiglia; in questa casa ho molti oggetti che rimandano alla mia isola». A cominciare dal cibo, con le immancabili "seadas", i tortini tipicamente sardi ripieni di formaggio e miele, il mitico "Cannonau di Sardegna" che tutti gli amanti del vino non possono fare a meno di conoscerlo; per non parlare dei formaggi, che puntualmente, come Silvia ci racconta, la mamma spedisce. Dopo aver oltrepassato la sala con bandiere e cibarie, salendo una scaletta, si arriva in camera di Silvia, che lei definisce "un delirio"; e in effetti non si può darle torto, non tanto per il disordine ma per la quantità di oggetti, fotografie, borse e vestiti (rigorosamente in stile vintage e molti appartenenti al suo passato in Sardegna) e anche qui, piccola chiosa, l'immancabile bandiera. «Adoro tappezzare la mia camera di foto - spiega ancora Silvia - ognuna di quelle che ho attaccato rappresenta un momento particolare che ho vissuto qui a Prato. È come fosse un percorso a tappe, ogni foto ha immortalato una fase che mi ha segnato; soprattutto ha catturato i volti delle persone a me più care e che più mi hanno aiutato ad inserirmi in questa città». Le borse ammassate, le scarpe in qua e la, le foto, i poster; gli accostamenti di colori effervescenti che tappezzano la casa, simbolici di una presenza giovane, creativa e "pazzerella", che dalla Sardegna ha deciso di venire qui a Prato e che decisa, vuol costruirsi e catturare il proprio futuro.
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