Il Tirreno

Prato

La vita degli altri appesa a un filo

Valentina Ceccatelli
A sinistra il direttore Alessandro Querci, sopra il personale del 118
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A sinistra il direttore Alessandro Querci, sopra il personale del 118

Il 118 dell'Asl festeggia i quindici anni: una torta e un libretto

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 PRATO. Il 118 pratese festeggia 15 anni di attività con un compleanno in regola: torta e regalo. «L'idea di festeggiare è nata dalla base - spiega Alessandro Querci, direttore dell'unità funzionale 118 dell'Asl 4- infermieri, sanitari, volontari. Abbiamo fatto tutto in una settimana, e ci è venuta l'idea di raccogliere qualche esperienza del nostro personale. Ci sono arrivate una trentina di storie e ne abbiamo fatto un libretto, "Appunti di viaggi"».  «In questo libretto - aggiunge il responsabile Querci - viene mostrato il lato umano del nostro lavoro».  Il 118 pratese viene fondato da Enrico Vanni nel 1996, periodo in cui sono nati tutti i 118 toscani: «Con gli anni abbiamo migliorato le tecnologie, basti pensare che all'inizio tutto andava avanti col cartaceo, senza computer - spiega ancora Querci - abbiamo aumentato la formazione del personale e dei volontari e, da 18.000 interventi circa annuali, siamo arrivati a 27.380 nel 2010. Dopo 15 anni di lavoro, guardandosi indietro, ci si rende conto che i cambiamenti sono stati molti: dai percorsi di formazione per i volontari e per il nostro personale alla certificazione per le emergenze di tutti i nostri medici, al progetto Pulsar di vita, iniziato nel 2007, che ha inserito la defibrillazione precoce sulle ambulanze con soccorritori volontari, senza bisogno che sia presente un medico. Sono stati tanti passi avanti - conclude Querci -, ma ne restano ancora altrettanti da fare».  Il 118 di Prato funziona in simbiosi con le associazioni di volontariato: «E' un metodo ottimo, che fa sistema - dice Antonio D'Urso, direttore sanitario dell'Asl 4- inoltre lavorare con le associazioni di volontariato favorisce il radicamento sul territorio e da ricchezza al nostro lavoro. Il 118 di questa città è un ragazzino di 15 anni con un'aspettativa di vita molto lunga», ed è costituito da operatori con un ruolo decisamente peculiare.  «Sono infermieri abituati a capire la gravità di una situazione attraverso le telefonate - dice Francesco Bellandi, direttore del dipartimento emergenzaurgenza Asl 4- ed è un lavoro delicato: la vita di una persona è nelle tue mani».  Questa è una delle storie raccolte in Appunti di viaggio: «Pensiamo che questo sia il nostro lavoro: esserci e rispondere (...) Siamo umani e se qualche volta non siamo stati accoglienti come avremmo dovuto ci scusiamo, ma questo per noi non è solo un compleanno...è un impegno ad essere migliori».  La firma è semplice: Alcuni infermieri del 118.

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