Il lavoro nero dilaga nelle filature
Ilenia Reali
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Guido Pagliai in prima linea per salvare la filiera tessile Appello di tre terzisti: «L'Inps faccia i controlli. Così si rovina il distretto»
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PRATO. In nome della ripresa, dopo anni di crisi, non si può accettare di tutto. Ne sono convinti un gruppo di filatori, tutti iscritti e con cariche - in passato e oggi - nell'Unione industriale pratese. Le regole sono regole. E non si può calpestarle solo in nome di ordini che escono dai fax con un po' più di frequenza. Non le possono calpestare i committenti, non le possono calpestare i colleghi terzisti né tantomeno gli istituti deputati ai controlli, Inps in testa. «C'è chi sta sfruttando gli impianti sette giorni su sette - interviene il filatore Guido Pagliai - pagando gli operai a nero perché altrimenti non potrebbero fare tutte quelle ore. Lo Stato deve vigilare sul fatto che questo non accada. E deve farlo anche in nome di tutte quelle filature che stanno chiudendo, tre sono andate all'asta negli ultimi 20 giorni, e in nome di chi cerca di portare il messaggio di un modo di lavorare corretto e rispettoso della legge». Rincara la dose il collega Francesco Grassi che racconta di operai extracomunitari chiamati per lavorare a nero, di pensionati o lavoratori in mobilità che entrano alle 18 e stanno in filatura fino alla mattina successiva. «E' necessario - dice Grassi senza peli sulla lingua - che si ristabilisca un po' di rispetto delle regole. La direzione dell'Inps deve fare controlli seri che noi abbiamo già più volte sollecitato altrimenti passa il messaggio che chi non si omologa a questo tipo di comportamento è sciocco, per non usare parole peggiori». L'arrivo di ordini ha dato un po' di respiro ai terzisti e questi, nelle ultime settimane, starebbero utilizzando i macchinari a ritmo continuo. Senza sosta e senza accordi con i sindacati che consentirebbero di lavorare la domenica (vedi caso Olimpias) ma ovviamente facendo delle turnazioni o utilizzando la flessibilità. «I committenti vengono a chiedere di fargli il lavoro - esordisce Lido Macchioni - e presi dal bisogno sono disponibili anche a offrirsi di pagare in nero. Non capisco neppure quale sia il vantaggio per il filatore che dice sì perché di fatto fa un reato a prendere il lavoro in nero e poi lo doppia pagando in nero i propri operai. Dobbiamo cominciare, nel distretto, a saper gestire gli ordini. Ora che le filature sono poche non si può dire di sì a tutti senza alcuna programmazione. Così non facciamo altro che distruggere la filiera». Filiera che sembra essere sempre più necessaria per tutti. «Le grandi aziende straniere - racconta - adesso chiedono espressamente da chi è formata e dove si trova la filiera produttiva dei clienti. Averla integra e in zona sta diventando sinonimo di qualità e affidabilità».
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