Il Tirreno

Prato

Giovannelli: «Nessuna preoccupazione: livelli nella norma e controlli quotidiani»

Radioattività in leggero aumento

Maria Lardara
Un’immagine delle centrale nucleare di Fukushima
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Un’immagine delle centrale nucleare di Fukushima

Rilevata dai monitoraggi dell'Arpat, sono le avvisaglie della nube giapponese

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PRATO. Speravamo di farla franca. Perché, in fondo, sulla cartina il Giappone è lontano. E invece, nonostante fior di esperti si affrettino a dire che non c'è pericolo, nel cielo di Prato si è misurata in questi giorni una leggerissima radioattività. Come in altre zone della Toscana, del resto: sono le avvisaglie della temuta nube radioattiva giapponese. Sta pensando a monitorare tutto l'Arpat.

L'ente che fotografa lo stato di salute dell'aria, compreso lo "smog" da radioattività, aggiornando la situazione quotidianamente sul suo bollettino on line.  E un termometro è dato dalla presenza del rateo di dose gamma, misura dell'energia rilasciata nella materia dagli elementi radioattivi in un'ora.  In venti giorni, per l'esattezza dal 12 al 31 marzo, la media giornaliera di rateo "avvistata" nella centralina acchiappa-smog di via Roma ha visto un'oscillazione fra 146 e 150, con picchi nella giornata del 28 marzo.

In effetti, a gennaio, e dunque prima della tragedia dell'incidente nucleare di Fukushima, nella nostra città la media di rateo aveva oscillato fra 140 e 150, in febbraio fra 141 e 151.  C'è da preoccuparsi? No, secondo l'Arpat (che era stata preallertata fin da sabato 12 marzo).  «Intanto non c'è nessuna differenza rispetto ad altre città toscane - osserva il responsabile del dipartimento provinciale Arpat, Luciano Giovannelli - e comunque stiamo tenendo sotto controllo l'evoluzione della situazione tenendo presente che la nube radioattiva dovrebbe passare prima dalla Spagna».  A ben guardare, qualche piccola differenza rispetto altre otto stazioni di rilevamento di dose gamma ambientale (Firenze Settignano, Firenze Ponte alle Mosse, Grosseto, Livorno, Massa, Firenzuola, Pisa e Stia in Casentino), balza all'occhio. La nostra realtà è quella con l'indicatore più alto (a Firenze ci si assesta fra 115 e 135).

«La radioattività in atmosfera - spiega Giovannelli - può essere legata nel caso nostro alla presenza di radon in una grotta della Calvana e alle correnti di vento che trasportano elementi. Ma tutto per cause naturali».  Tracce di iodio 131, rilevate in queste giorni in tutto il cielo toscano, non devono dunque allarmare: basti pensare che nei giorni successivi all'incidente di Chernobyl furono misurate concentrazioni in aria di I-131 comprese fra 1 e 10 Becquerel a metro cubo (il Becquerel è l'unità di misura), fino a 50.000 volte superiori ai valori attuali. Quindi, per ora, niente paura.

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