Il Tirreno

Prato

Allarme, i pratesi continuano a farsi del male

Alessandro Pattume
Stefano Milanesi di New Mill
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Stefano Milanesi di New Mill

«C'è chi va in Cina a insegnare come si fa il cardato rigenerato, così ci roviniamo»

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 FIRENZE. E se il sorriso si ritrasformasse in pianto? E' Stefano Milanesi, direttore commerciale della New Mill di Montemurlo, a lanciare un nuovo l'allarme per il Distretto pratese. Qualcuno insegna ai cinesi come produrre il tessuto rigenerato. Un pericolo non solo per la traballante economia pratese ma anche per la sua tradizione artigiana.  «Da qualche tempo avevamo smesso di andare in Cina per insegnare ai cinesi come produrre questo o quello, invece ora qualcuno ha di nuovo preso l'areo per andare a spiegar loro qualcosa di più grave e cioè come si produce il nostro tessuto rigenerato - racconta amaro Milanesi - in questo modo Prato continua a perdere il proprio know-how senza soluzione di continuità».  Prato come un cane che si morde la coda, anche quando la coda si chiama tradizione. Il ritorno dei pratesi in Cina per vendere il proprio "saper fare", fiore all'occhiello e ultima risorsa del Distretto, porta inevitabili conseguenze su tutte le aziende attive nel settore. «Le conseguenze sono enormi per noi e per tutti quelli che si occupano di tessuto rigenerato - dice Milanesi entrando in dettaglio - si può partire da un dato: i cinesi non vendono più i propri scarti, cosa che invece accadeva prima e di cui tutte le aziende ovviamente si giovavano. Ma non finisce qui. E' accaduto anche che i cinesi siano sbarcati a Prato per acquistare da noi gli scarti necessari a produrre tessuto rigenerato - continua - e visto che il loro potere d'acquisto sembra non avere limiti, hanno fatto offerte che nessuno ha potuto rifiutare: sono arrivati ad offrire anche dieci volte il prezzo di mercato».  Per il direttore commerciale dell'azienda di Montemurlo l'ennesima fuga del know-how pratese non è solo una questione d'affari ma anche una questione di etica imprenditoriale. «Anche a noi converrebbe chiudere a Prato e spostarci in qualche altro paese - spiega Milanesi - ma sinceramente sono molto più interessato agli oltre cento dipendenti della nostra azienda, che abbiamo sempre sostenuto anche nei momenti peggori senza che qualcuno, sia a livello locale che nazionale, venisse in nostro aiuto. Questo è il punto».

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